eros

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Raggi di sole su di noi,
addolciscono il giorno
appena nato.

Filtrano delicati
tra le ciglia ancor chiuse,
risvegliando teneri pensieri.
Accarezzado appena,
i contorni del volto
che si apre al sorriso.

E…tu…..tu… sei già nell’aria,
un’aria gioiosa e piena di vita
ascolto…. il tuo saluto,
al cuore aggiungi un battito
e poi…un altro ancora
mentre un brivido dolce
attraversa la pelle.                       

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untitled.jpgLa donna, l’universo più misterioso che possa esistere………
Il suo sorriso, esterna l’immenso del suo animo tanto da farci comprendere e riflettere……..
a come sarebbe la vita senza di essa….
I suoi pianti……………
tanto amari quanto dolci………..
La sensualità,la femminilità,il suo essere sempre adeguata a tutte le occasioni ………
La dolcezza disarmante che sa usare quando e come vuole…….
L’amore che mette in tutto quello che sente suo……
Ecco questo è donna!!!

 

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Seducente, misteriosa, fragile ma pericolosa.
Una visione di questo genere in una donna gotica fin nello spirito e nel suo sangue.
Il suo mondo cosi simile al mio, come il riflesso di uno specchio. Le parole perdono valore, non hanno più significato perchè non esistono aggettivi ne frasi adatte a descrivere quelle sensazioni che provi solo e soltanto con l’osservazione e l’ammirazione di un quadro a volte illusorio.
Il silenzio e il rimanere immobili a tanta maestosità è il miglior complimento che una donna gotica vorrebbe sentire. Un sorriso è la miglior risposta per un uomo. L’avvicinarsi lentamente guancia a guancia ad occhi chiusi immergerndosi nei profumi della pelle che si fondono insieme è il miglior dono che una coppia gotica sogna ogni giorno che passa e ogni volta che accade…
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ballerò per te …per tutta la notte …..

 

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124kioi.jpg   Vivo in te
fra queste carezze d’autunno
che cingono pagine di luce
al cospetto di un bacio.

Vivo nelle tue emozioni
come carezza che unisce una lacrima
al muto orgoglio di uno sguardo.

Sarò sul tuo cuscino
quando il sole busserà alla tua porta
cantandoti poesia.

Sono quà
tra i tuo silenzi
a spolverarti l’anima
dall’amarezza di un ricordo.

Affacciati al davanzale della gioia
e rubami il cuore
prima che il gelo dell’inverno
spenga i tuoi sogni di ieri. 
  

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Mi assale la voglia di baciarti
e non sai come…..                                                           
senza ritegno
senza freni
sentiresti, solo con un bacio,
quanto è forte
il desiderio che ho di te ….

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Con le labbra
sfioro delicatamente
quelle parole dolci e armoniose
pronunciate sensualmente.
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Labbra evidenziate
dal colore del rossetto
che lasciano se toccate
il segno del bacio.
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Labbra incantatrici
nel loro muoversi
conquistatrici
dei pensieri altrui
con un sorriso fantastico
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Labbra vogliose
di essere accarezzate
da altre labbra desiderose.
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Labbra inumidite
dalla lingua e dalla saliva
assaporate per ore infinite
sentire la passione che si attiva…
tra le effusioni di caldi baci
di labbra non più loquaci…
ma pur sempre capaci
di farti capire quanto mi piaci.
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ho voglia di te…
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Ho voglia di te. Per tutto quello che ho immaginato,sognato ,desiderato.
Ho voglia di te.Per quello che so e ancora di piu per quello che non so.
Ho voglia di te.Per quel bacio che non ti ancora dato.
Ho voglia di te.Per l’amore che non ho mai fatto.
Ho voglia di te anche se non ti ho mai assaggiato.
Ho voglia di te,di tutto te.Dei tuo errori ,dei tuoi successi,dei tuoi sbagli.
Dei tuoi dolori.Delle tue semplici incertezze,dei pensieri che hai avuto e di quelli che spero
hai dimenticato.Dei pensieri che ancora non sai.
Ho voglia di te.Ho cosi tanta voglia di te che nulla mi basta.
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Adoro le tue mani,
così forti,
così sapienti,
così dolci.
Delicate e forti.
Curiose ed eccitanti.
Mani che stringono la mia carne,
la possiedono,
e nello stesso momento
l’accarezzano e la sanno accordare
facendo vibrare tutto il mio essere
come il dolce suono di un violino.
Mani che sanno raccogliere la mia nuda innocenza.
Mani che sanno sapientemente accarezzare
il mio volto quando ne ho bisogno.
Mani che cercano il piacere per regalare piacere,
mani che mi fanno sussultare,
mani smaniose di toccare,
prendere,
strappare la mia carne,
ciò che è tuo, ciò che ti appartiene.
Com’è calda la mia pelle al tocco delle tue mani.
Mani sapienti…
Mani che ogni giorno
sanno ricercare il mio essere donna.
Mani che ogni giorno sanno
regalarmi il piacere di essere donna.
Ho stretto dentro di me
le trasparenti emozioni delle tue mani…
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Le dita scorrono leggere, delicate, soffici, morbide…tra i tasti come se si intrecciassero…ed all’improvviso sono così…sulla pelle…per sentire uscire sensazioni e vibrazioni…sopite, nascoste…rimaste in silenzio… ogni poro della pelle diventa sensibile…tremori…sussulti…ma mai come adesso mi sento completamente me stessa…sono dentro di me….nel mio cuore..nella mia anima…nel mio profondo, dentro ai miei silenzi….senza parole…ogni sussulto è un piccolo volo…nei sogni della luna e nella realtà del sole…prendo energia e forza da ogni elemento…il vento, mi sospinge…l’aria con i suoi profumi….il sole con i suoi raggi che riscaldano….le stelle che mi portano verso la loro luce ad incontrare la luna…le nuvole, che si muovono….l’odore del mare, il suono delle onde…ed io sento il calore della terra che mi accoglie…mi sento parte di queste meraviglie….riscoprendomi inerme, fragile, docile, senza difese, ma a volte estremamente spregiudicata senza limiti e senza freni…sento il piacere che mi attraversa dal profondo dell’anima fino a sentire l’essenza uscire dai miei pori…mi sento gli occhi lucidi pieni di passione e di lacrime…mi sento ridere, piangere, vivere tremare….ricominciare ad ascoltarmi…mai come adesso mi sento a casa scomposta nelle mille sfaccettatture con la mia voglia di rimanere così bambina…innocente, capace di credere ancora ai sogni, ma soprattutto di continuare ad avere questa capacità di guardare sempre con la meraviglia e lo stupore dei bimbi…mai e poi mai lasciarmi sporcare, usare….ma continuare a giocare…chi l’ha detto che chi gioca non è serio….prova a guardare davvero un bimbo mentre gioca ed allora imparerai solo grandi verità….ed allora ecco che ritorno a fremere…a ridere…ad urlare senza freni perchè mi lascio pervadere dalle sensazioni…perchè mi sento…..volo così a braccia aperte tra le nuvole…imparo ad ascoltare il vento per andare verso il mare….sempre….è da lì che vengo…dagli abissi della terra dalla profondità del mare….ed è per questo che ho attraversato le porte…per continuare a vibrare….in volo sopra agli oceani .

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stasera mi lascio carezzare
da dolci sensazioni
Lascio fuori da me il frastuono
e il vuoto moto senza sosta.
Così mi immergo, ad occhi chiusi,
nel senso di un profumo
buono e naturale
che sa di arancia e miele,
di vaniglia e cannella,
golosa di gesti di affetto
e di immagini da ricordare.
Mi cullo nel ricordo
della tua voce calda,
sensuale velluto d’anima,
e sento le parole,
stregate luci tremule,
che aspetto dal tuo cuore:
le sento far vibrare la mia pelle
come sapienti mani
che mi guidino al piacere,
in sospirate onde travolgenti ,
a scatenare ancor di più il tuo
mordendomi le labbra
che i tuoi capelli vorrebbero baciare.
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guardami..guarda i miei occhi quando sono illuminati dai tuoi…sfiorami..sfiora le mie mani quando cercano le tue…baciami..bacia le mie labbra quando hai voglia del mio sapore..stringimi..stringi forte il mio corpo quando sono al tuo fianco..sentimi..senti il mio respiro quando sono ad un passo da te..capiscimi..capisci i miei silenzi quando hai bisogno di sentirti importante..prendimi..prendi tutta me stessa quando vuoi fare l’amore..sognami..sogna la tua bimba quando la notte la vorresti con te..ma soprattutto ascoltami..ascolta il mio cuore ogni volta che ne hai bisogno..e sentirai che riesce solo a parlare di te..tu l’unico pensiero..l’unico sogno..l’unico che può avere tutta me stessa e chiedere di più…..
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La mia anima è legata alla tua
Il mio corpo legato al tuo
i nostri corpi intrecciati
presi dal desiderio
le nostre tenere carezze
i nostri baci
la nostra pelle che brucia
i nostri corpi che si fondano
i nostri sensi che si sconvolgano
la passione
l’amore
la felicità
il contatto dei nostri cuori
Noi due…
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Sete di te m’incalza nelle notti affamate.
Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita.
Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa.
Sete di metallo ardente, sete di radici avide.
Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano
in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora.

Sei piena di tutte le ombre che mi spiano.
Mi segui come gli astri seguono la notte.
Mia madre mi partorì pieno di domande sottili.
Tu a tutte rispondi. Sei piena di voci.
Ancora bianca che cadi sul mare che attraversiamo.
Solco per il torbido seme del mio nome.
Esista una terra mia che non copra la tua orma.
Senza i tuoi occhi erranti, nella notte, verso dove.

Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla.
Come poter non amarti se per questo devo amarti.
Se questo è il legame come poterlo tagliare, come.
Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue ossa. 2hz3ark.jpg
Sete di te, sete di te, ghirlanda arroce e dolce.
Sete di te, che nelle notti mi morde come un cane.
Gli occhi hanno sete, perchè esistono i tuoi occhi.
La bocca ha sete, perchè esistono i tuoi baci.
L’anima è accesa di queste braccia che ti amano.
Il corpo, incendio vivo che brucerà il tuo corpo.
Di sete. Sete infinita. Sete che cerca la tua sete.

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Io Vorrei stare sulle tua labbra
per spegnermi nella neve
dei tuoi denti.
Vorrei stare sul tuo petto
per disfarmi nel sangue.
Vorrei sognare per sempre
nella tua chioma d’oro.
Che il tuo cuore si facesse
tomba del mio dolente.
Che la tua carne fosse la mia carne
che la tua fronte fosse la mia fronte.
Vorrei che tutta la mia anima
entrasse nel tuo piccolo corpo
ed essere io il tuo pensiero
ed essere io la tua bianca veste.
Per far sì che t’innamori di me
con una passione così forte
da consumarti cercandomi
senza mai incontrarmi. 1qqu7b.jpg
Perchè tu vada gridando
il mio nome fino a ponente,
chiedendo di me all’acqua,
bevendo triste le amarezze
che prima il mio cuore
nel desiderarti lasciò sul sentiero.
E intanto io entrerò
nel tuo corpo dolce e debole,
io sarò donna,sarò te stessa,
restando in te per sempre,
mentre tu invano mi cerchi
da Oriente ad Occidente,
finchè fine ci brucerà
la fiamma grigia della morte.
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Lei ti propone di essere fugace, ti farà sentire il piacere non appena il tuo sesso toccherà le sue labbra, mentre sei in delirio darà inizio ad una folle notte, il tuo sguardo rivela che desideri consumarla, come legna che brucia sul fuoco, questa notte con la tua forza, devi riuscire a costringerla, per essere posseduta dove più lo desideri, sopra le acque di quel lago che non fanno altro, che istigare il piacere della tua carne.

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Hai bisogno della luce dei suoi occhi nell’estasi, per vedere ciò che la vera luce ti mostra, hai bisogno del sudore della sua pelle mentre fai l’amore con lei, per conoscere il fondo dell’oceano, hai bisogno dell’aroma del suo sesso umido, per ricordare la primavera quando è inverno, hai bisogno di baciare le sue labbra, di accarezzare la sua lingua, di sfiorare il suo ventre, di entrare nel suo corpo per sentire il tuo sangue scorrere…

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In questa lenta notte
che le tue mani non fermano,
le mie mani ti cercano.

Tra i nostri sorridenti volti
incorniciati dal tempo
manca la tua presenza.

In questo letto immenso
avvolta dall’afa soffocante
mi manca il tuo calore.

Tra questi colorati muri
che condividono i nostri sogni,
ora, non ho sonno per sognarli.

In questa lunga notte
che non porta il tuo nome,
tutto mi parla di te.

Amore…

In questa notte insonne
anche le cicale cantastorie
mi cullano col tuo nome …

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Le tue mani
mi sfiorano dolci la pelle
ancora calda dell’ultimo sonno…

mi percorrono lievi il collo
coi baci del buongiorno.

Mi salutano schioccanti
sulla porta di casa.

Mi parlano, ridono…
mi raggiungono virtuali
con messaggi d’amore
durante il giorno.

Mi ritrovano la sera a casa
e mai si dimenticano
di ricongiungersi alle mie
appena le vede.

Mi raccontano le ore del giorno
con baci interminabili
sul complice divano.

Mi travolgono, mi assaporano
e perlustrando ogni centimetro di pelle
mi conducono all’oblio…

Mi cullano morbide
col bacio della buonanotte…

…e maliziose e audaci
mi carezzano ancora nel buio …

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Bagnati da lacrime ingenue
e rivoli di sudore,
da una notte d’amore sulla spiaggia
e da leggere gocce di pioggia.
Abbracciati nudi sul nostro letto,
tra dolcezze e sentimenti,
avvolti dal profumo dei nostri corpi,
ci ritroviamo
tra lenzuola bagnate
dal nostro desiderio.
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Esiste qualcosa di immenso e puro oltre cio’ che si pronuncia e’ il silenzio…che tra sussurri fonde anime rendendole uniche..riesce a svuotarci da noi stessi facendoci veleggiare tra i misteri dello spirito avvicinandoci quasi al cielo…ed è li che ti accorgi che il tuo corpo nn è altro che una prigione..un luogo d’esilio che offre dimora..uno spazio mistico dove inebriarsi..io ascolto..e tra le note del silenzio vivo di intensa musica… 

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 Ti porterò su un’isola deserta
Li potrai aprire il tuo cuore
e mostrarmene i colori.
Ti cullerò con il mio sorriso
e con la bocca assaporerò
i frutti del tuo corpo.
E mentre le stelle invidiose ci spieranno
ti lascerò dissetare
alla fonte degli infiniti desideri.

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Mi piacerebbe poggiare
la testa sul tuo petto
per poter sentire battere il cuore,
ancora accelerato
da un orgasmo appena passato.

                                           

 

 

 

22.jpgSotto le mie dita
crescono brividi ribelli
Sulle tue labbra
dischiuse nascono fremiti di piacere.
Navighiamo insieme,
su corpi che scivolano sull’onda
del piacere.
E balliamo,
prima un lento
poi il tango,
e nel tuo sguardo
una misteriosa danza.           23.jpg

m’incatena dentro te.
E continuiamo,

ballando avidamente,        
questo momento
che è il gusto
dell’amore.

 

 

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Il tuo respiro intenso,
morso tra le labbra,
in attesa dell’ultimo fremito
e ad occhi chiusi
intrecciare corpi,
sussurri ed urla
per abbandonarsi poi,
all’estasi d’amore

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Gocce
Di cioccolato sciolto
Scorrono
Sulle tue labbra
Ed io dolcemente
Avvicino
Le mie
E ne assaporo
Il gusto
Fuso con i baci tuoi

E la sensualità
Che ne traspare
Lascia spazio
Alla nostra amorosa fantasia

E sei mio
Nella passione
Di un attimo
Che pare infinito…

28.jpgI nostri corpi che si scontrano
e si possiedono senza tregua.
Pelle bollente,
segnata,
battuta
e il sangue che scorre dentro
impazzito.
Fluisci dentro di me
come un’onda inarrestabile che mi porta a riva
e poi
mi spinge di nuovo al largo.
Scopro limiti che mi fai superare
ancora prima che io me li ponga.
Non resisto perché non voglio resistere.
Prima mi penetri la mente con la mente.
Il tuo corpo segue e il mio corpo risponde.
Entri in me in profondità.
E’ come se io stessa entrassi in me,
scavando tra emozioni e desideri
che non conosco.
che scopro ogni volta come se fosse la prima.
Mi accarezzi
come un soffio di vento
e mi scuoti quando esplodi in me,739138814.gif
quando godi nella parte più intima del mio corpo,
quando esce l’animale che hai dentro di te.                            
E in quei momenti
possiedi
anche la parte più intima della mia anima.
Mi fai gemere, urlare, tremare, godere, venire.
Lascia che ti faccia sentire e vedere cosa c’è in me
da quando tu sei in me.
E ogni volta che vieni in me,
davanti a te sono sempre nuda.
Voglio essere nuda,
anche quando sono vestita.
Mai ho desiderato così tanto essere conosciuta,
essere posseduta,
essere amata.

29.jpgAdoro le tue mani,
così forti,
così sapienti,
così dolci.
Delicate e forti.
Curiose ed eccitanti.
Mani che stringono la mia carne,
la possiedono,
e nello stesso momento
l’accarezzano e la sanno accordare
facendo vibrare tutto il mio essere come il dolce suono di un violino.
Mani che sanno raccogliere la mia nuda innocenza.
Mani che sanno sapientemente accarezzare
il mio volto quando ne ho bisogno.
Mani che cercano il piacere per regalare piacere,
mani che mi fanno sussultare,
mani smaniose di toccare,739138814.gif
prendere,
strappare la mia carne,
ciò che è tuo, ciò che ti appartiene.
Com’è calda la mia pelle al tocco delle tue mani.
Mani sapienti…                                                                                  
Mani che ogni giorno
sanno ricercare il mio essere donna.
Mani che ogni giorno sanno
regalarmi il piacere di essere donna.
Ho stretto dentro di me
le trasparenti emozioni delle tue mani.

30.jpgMi spogli ogni giorno con i tuoi occhi,
mi baci anche quando non lo fai,
ogni giorno, con la tua voce e i tuoi gesti,
mi inebri e mi ecciti, sempre.
La mia carne si eccita e vibra
sotto il tuo sguardo,
le tue sapienti mani
suonano le corde della mia anima,
come un’abile suonatore di Sitar;
e la mia carne diventa tua.
Ogni volta è come se fosse la prima:
esplorazione,
fantasia,
smarrimento,
tormento,
liberazione,
danza di corpi nudi…
un incastro perfetto e mobile.
Respiro la tua anima e mi riempio di te
quando voli sulle ali del piacere,
quando esplodi nel desiderio di possedermi.
Sazi la mia carne e la mia mente,
plachi il mio tormento e desiderio di te.
Corpi intrecciati arsi dalla passione,
giungiamo al limite del sopportabile739138814.gif
per poi spingerci sempre più oltre,
crescendo ogni volta di più,
fino all’ estasi.
Attimi infiniti, sublimi…
Godere di noi, dei nostri orgasmi simultanei
che diventano un solo ed unico orgasmo.                              
Ti inebri della bimba che hai svezzato,
viziato e, al contempo, della donna spudorata
che è in me.
Sarà sempre così Amore,
sarà sempre desiderio ardente,
passione bruciante, devastante,
perché non esiste
Amore senza Passione.
Saranno sempre attimi infiniti

1a.jpgLabbra sensuali
percorrono la mia pelle,
gocce di eccitazione
cadono su di me.
Mani morbide
esplorano le strade
del mio corpo,
si insinuano.
Dita flessuose
raggiungono i sentieri
del mio desiderio,
ed aprono la soglia…
alla bocca voluttuosa
ed avida
che mi abbraccia
in un’estasi indimenticabile.

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Cadenzano
mani vogliose
fra le carnosità bramose,
aspergo
la calle
dell’essere uomo,
sgocciolo
vaghezza
da labbra roventi,
sale
l’uzzolo
di respirarti.
Negli umidi sentieri
gocce d’ardire
sgranano
queruli lamenti.

3a.jpg
Affamata
di lussuria,
la tua carne fremente
sazia i miei sensi:
le mani scivolano,
lambiscono,
sfiorano
oasi di piacere,
l’idioma
accarezza
la sinuosità rovente,
le mani perpetue
innalzano respiri,
acceso di passione
l’idioma
salpa
lasciando
una traccia umida
sulla carne calda
e si insinua
nella profondità
della vulva rorida.
Respiri recisi                                       739138814.gif
da lamenti smarriti,
ingoiando
gocce lussuriose,
gli occhi si incrociano,
innalzi la tua carne vogliosa,
gli idiomi si intrecciano
la verga infiammata
sprofonda
nella vulva bramosa,
le carni si struggono
in un amplesso
di carne e libidine.

4a.jpgTi voglio,
non m’importano parole d’amore.
Io ne ho un cuore pieno.
Ti ascolto e
maledettamente mi lascio sedurre,
ti ascolto
sussurrare le tue tentazioni.
Ascolterai presto le mie.
Ti odio,
come si odiano i peccati.
Ti amo,
come si amano i piaceri.
Ti assolverò con la mia carne. Liberami dal mio peccato
e suggellami al tuo.

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La stanza era quasi completamente buia, rischiarata qua e là solo da qualche candela, sapientemente collocata, in modo che ogni cosa fosse lievemente illuminata e proiettasse la sua ombra. L’odore di incenso, dolce e nel contempo pungente, colpì come una sferzata le sue narici. Annusò profondamente, e quell’odore lo proiettò in atmosfere magiche d’oriente, in altri luoghi di un altro tempo. Per qualche minuto si lasciò avvolgere da quelle essenze e ne fu rapito, mentre i suoi occhi lentamente si adattavano alla luce fioca e calda delle candele. Poco alla volta le ombre presero forma e si rese conto che la stanza era spoglia. Solo un tendaggio copriva parte di una parete ma da esso non penetrava la luce esterna. Vicino alla parete opposta una panca. Sopra scorgeva degli oggetti, ma la sua vista, ancora non del tutto abituata, non riusciva a delimitarne i contorni e la luce tremolante dava l’impressione che quegli oggetti si muovessero. Le ombre si allungavano e poi ritraevano, come una mano che volesse avvicinarsi ma poi, timidamente, ritornasse da dove era venuta. In mezzo alla stanza, steso su un tappeto, un corpo nudo. Un corpo di donna. La pelle chiara risaltava nella semioscurità della stanza e le sue forme giocavano con la luce delle candele. Indugiò con lo guardo sulle natiche della donna, tonde, sode, invitanti. Un movimento della testa lo distolse da quella visione. Una chioma fluente era adagiata sulle spalle nude, quasi in un estremo tentativo di coprire parte della nudità.”Chi era quella donna?” si domandò. “Quanti anni aveva? Perché era lì?” Mille pensieri cominciarono ad invadergli la mente. Lui stesso, perché si trovava in quella stanza?Solo a quel punto si accorse che la donna aveva le mani legate dietro la schiena. Una ruvida corda cingeva i polsi, e da un leggero gonfiore delle mani, capì che la donna era lì, completamente nuda e legata, già da tempo.Si avvicinò alla donna, d’istinto per slegarla, portarla via da quel luogo,portarla in salvo. Già, “ma in salvo da chi, da che cosa?”.Si limitò a girarla lentamente. Una benda sugli occhi ed un bavaglio sulla bocca non gli impedirono di capire che aveva un volto bellissimo. Poteva avere 28-30anni. “Avrei dovuto capirlo dalla pelle, dalla freschezza del suo corpo” pensò. Il suo sguardo cominciò ad esplorare la donna. Si accorseche Il seno si muoveva al ritmo del respiro. Già, il respiro.Era un respiro intenso, breve, scoordinato.Ricordò l’ultima volta che aveva fatto l’amore con una donna. Lei era molto eccitata e lui giocava a penetrarla e ad uscirne prima che lei potesse raggiungere l’orgasmo, per far durare quel momento magico il più a lungo possibile. Aveva lo stesso respiro. Il modo di respirare di una donna eccitata.”Ma come era possibile”, si chiese, “con Stefania stavamo facendo l’amore;questa donna è legata, nuda, bendata….” Solo in quel momento si rese conto che la donna non poteva non aver percepito la sua presenza, eppure non aveva fatto nulla per richiamare la sua attenzione, non aveva fatto nulla per lanciare un segnale di aiuto. Istintivamente estrasse dalla tasca un pacchetto di sigarette e ne accese una. Inspirò a pieni polmoni la prima boccata. “Forse era tutto un sogno” pensò, “come poteva lui, trovarsi in quella situazione”. Si rese conto di essere tranquillo, quasi a suo agio, come se tutto ciò gli appartenesse.Un’altra boccata, ed il suo sguardo si posò sul pube della donna. Era affascinato dalle forme di quel corpo. Lui che era abituato a conoscere, a sapere, a chiedere, non si meravigliò del fatto che ogni domanda iniziale non avesse più alcuna importanza. Tutto gli sembrava naturale, famigliare. Ma aveva bisogno di riflettere, non capiva ancora perché lui fosse lì, in quella stanza.A ritroso si avvicino alla panca e si sedette. Solo allora ricordò di quegli oggetti che non aveva capito cosa fossero, appoggiati sulla panca. Si voltò di scatto e vide che erano due corde uguali a quella che cingeva i polsi della donna ed una sottile bacchetta di bambù. Accanto un carta da lettere.La prese, si avvicinò ad una candela……”Ti stavo aspettando , amore mio” lesse sul foglio. Lui piegò il foglio e lo ripose sulla panca. Spense la sigaretta appena iniziata, e cominciò a slacciare il primo bottone della camicia.Lui slacciò molto lentamente i bottoni della camicia, ad uno ad uno, assaporando con lo sguardo ogni parte del corpo della donna.Tolse gli stivaletti e rimase a piedi nudi, con i soli jeans addosso. Prese dalla panca una delle due corde, le si avvicinò e con una mano le sfiorò le gambe. Prima le cosce, poi le ginocchia, giù fino alle caviglie. La donna non reagì; non fosse stato per quel tipico respiro, sembrava ignara di quanto stesse per accadere, della situazione stessa in cui ella si trovava. Sollevò leggermente le caviglie e cominciò a girarvi attorno la corda. A quel punto percepì un fremito nel corpo della donna. Tre, quattro, cinque giri di quella corda ruvida, e poi strinse con un nodo sicuro e solido. Con l’altro capo della corda fece altrettanto attorno alle gambe, poco sopra le ginocchiaOra la donna era completamente immobilizzata.Prese da sopra la panca una sciarpa nera, la appoggiò alla bocca della donna, ne portò i lembi dietro la nuca e fece un nodo. Come strinse il nodo, la ragazza emise un gemito di timore e di eccitazione. Sapeva che ora non poteva parlare, non poteva chiedere, non poteva urlare. La sua bocca era serrata ed i lunghi capelli costretti da quell’improvvisato ma efficace bavaglio.Lui si allontanò da essa per avere una visione completa. Quel corpo nudo, la pelle chiara, messa ancor più in evidenza dal contrasto delle corde, lo eccitavano. Si trattenne dall’approfittarne subito, sapeva che più a lungo fosse durata quella situazione, maggiore sarebbe stato il suo senso di appagamento.Si riavvicinò e cominciò a toccarle le spalle, le braccia e poi i seni. I capezzoli erano eretti, turgidi, sembravano dovessero esplodere da un momento all’altro. Accarezzò i seni, all’inizio leggermente, delicatamente, poi con la punta delle dita cominciò a stuzzicare i capezzoli. Prima un tocco soffice, poi con il pollice e l’indice cominciò un piccolo rituale. Iniziò a stringere leggermente per poi allentare la presa, strinse nuovamente ma questa volta con maggior decisione, e di nuovo allentò la presa. Una terza volta la presa fu ancora più decisa, e la donna ebbe un sussulto, e, sebbene la bocca fosse chiusa dal bavaglio, percepì un gemito misto fra dolore e piacere.Continuò questo rituale per qualche minuto, poi scostò le proprie dita. La donna cercò di muoversi per quel poco che le consentivano le corde. Con i seni cercò le mani di lui, ad invitarlo a proseguire con quel gioco, ma lui, volutamente, non la accontentò e cominciò ad accarezzare il ventre della donna, poi i fianchi ed infine tutta la zona pubica.Cominciò a sfiorarla con la lingua, a percorre quella strada intima che porta al piacere e subito il respiro di lei si fece sempre più affannoso. Ora non stava più immobile, ad ogni tocco della lingua, un fremito, come fosse attraversata da una scarica elettrica. Movimenti per liberarsi dalle corde che la bloccavano, gemiti, sudore che cominciava a perlare il suo corpo. Ma egli sapeva benissimo che non era ciò che ella voleva ottenere. Il suo divincolarsi, i suoi tentativi di liberare polsi e caviglie, erano per verificare che i nodi fossero ben stretti e che ogni possibilità di liberarsi le fosse impossibile. Non voleva rischiare di perdere nulla di ciò che l uomo aveva in serbo per lei.L’uomo si allontanò da lei per tornare dopo qualche minuto, che alla donna però sembrarono interminabili. Sorseggiava una lattina di birra mentre si sedette sulla panca ad ammirare quel corpo indifeso, eccitato, disponibile.Si avvicinò alla donna, e la girò su se stessa in modo che potesse offrirle la visione dell’altra metà di lei.. Tornò a risedersi sulla panca sorseggiando a piccole boccate la birra fresca. Guardò le spalle, le braccia, i polsi legati dietro la schiena, le natiche. Si soffermò e pensò che era uno dei più bei culi che avesse mai visto; ben tornito, sodo. Si capiva che apparteneva ad una giovane donna. Fra le gambe si intravedevano i peli del pube. Osservò a lungo, per l’ultima volta, la pelle chiara, liscia e vellutata di quei glutei, prima di afferrare la bacchetta di bamboo che era accanto a lui sulla panca.Si accostò a lei, indugiò per qualche istante ancora ad osservarla, sollevò il braccio e colpì.Il sibilo dell’aria si smorzò nel gemito della donna. Le dita delle mani e dei piedi si serrarono, tutto il corpo ebbe uno spasmo. Ogni muscolo, ogni nervo, si tesero, mentre una sottile riga rosa cominciava a prendere forma sulle natiche. Poco alla volta osservò il corpo della donna mentre si stava rilassando e solo il respiro non tornò quello di prima. Si soffermò a guardare il segno e si rese conto che anche il proprio respiro era cambiato. Il cuore batteva violentemente, ritmicamente, come un tamburo Kodò; ” bum, bum, bum”.Mentre ascoltava tutte le sensazioni che il proprio corpo gli stava trasmettendo, sia pure soffocata dal bavaglio, percepì la voce della donna: “ancora, ti prego” disse. Riprese a colpire. Un colpo, due, tre, dieci. Il corpo della donna si contorceva in un miscuglio indistinguibile di dolore e piacere, mentre rosse striature prendevano sempre più forma sulle sue natiche sode.Ora l’uomo le stava accanto, con le mani le sfiorava le spalle, la schiena. Il suo tocco gli trasmetteva ogni forma di quel corpo.Si avvicinò con il viso e sfiorò con la lingua quel punto alla fine della schiena dove si forma un incavo naturale. Per qualche istante si inebriò all’odore della pelle, dolce come cannella e pungente come una spezia orientale. Sì, quel pungente di sudore, di ormoni, di piacere che gli fecero capire che ella non desiderava altro da molto tempo.Con la punta della lingua sfiorò i segni, li accarezzò, li saziò.Prese la donna per i fianchi, glieli sollevò in modo che le ginocchia fossero vicine al seno. Prese l’altra corda e la passò attorno al collo della ragazza, poi, passando fra i seni, fece alcuni giri intorno alle ginocchia e sui fianchi. Si scostò ad osservare. Ora la donna era rannicchiata su se stessa, le corde la obbligavano in quella scomoda posizione, il culo era rialzato e completamente esposto, e fra le gambe l’uomo poteva vedere la sua intimità.Quasi con timidezza avvicinò una mano e toccò le grandi labbra. Sentì l’umidità che bagnava i peli del pube. Cominciò ad esplorare insinuandosi delicatamente fra quelle parti morbide.Come toccò il clitoride la donna ebbe un sussulto, era molto, troppo eccitata. L’uomo si ritrasse immediatamente, non voleva che ella godesse ora.Da una sacca che aveva con sé estrasse una frusta. Aveva una impugnatura nera e da una estremità si dipartivano un numero imprecisato di stringhe in lattice. Impugnò la frusta e fece in modo che le strisce di lattice sfiorassero le natiche della donna, che, intuito di cosa si trattasse, emise un mugolio prolungato. Il gioco durò qualche minuto, poi lui si allontanò, fece un respiro profondo e colpì. Le mani della donna si serrarono a pugno, ma non emise alcun lamento. Ancora qualche minuto, così, sospeso nel nulla, senza che nulla accadesse, solo assaporando il momento in cui avrebbe colpito ancora. Ora la ragazza sapeva cosa significava una frustata e l’uomo giocava proprio su questo. Era lui, e solo lui, a decidere quando e se infliggere un altro colpo.Tre colpi consecutivi e la donna emise un mugolio, soffocato dal bavaglio. Ancora una pausa. E mentre la donna aspettava un altro colpo di frusta, l’uomo si tolse lentamente gli ultimi indumenti, si avvicinò, le afferrò saldamente i fianchi e si introdusse in lei.In quel momento non solo il suo pene era entrato nella donna, ma tutto se stesso. Sentì la vagina calda, umida, accogliente. Cominciò a muoversi dentro di lei e si accorse che ora, nonostante le corde l’avevano resa immobile fino a poco prima, la donna assecondava i suoi movimenti.La testa sembrava scoppiargli, il respiro sempre più affannoso, irregolare. Il cuore gli pulsava in ogni parte del corpo. Per un istante si ricordò dei tamburi Kodò, mentre perdeva ogni contatto con tutto ciò che gli stava intorno.In quel momento avrebbe potuto essere ovunque, in qualunque angolo della Terra. Percepiva solo i movimenti della donna che spingendo le natiche verso il suo ventre, cercava di imbrigliarlo, di avvolgerlo con i suoi fianchi. Il respiro di lei, era semprepiù affannoso, anche per la complicità del bavaglio che le serrava la bocca.Cinque minuti, mezz’ora, un’ora. Nessuno dei due amanti sapeva da quanto tempo erano l’uno nell’altro. Sapevano solo che i loro corpi ora erano un corpo unico, fusi nell’atto dell’amore.L’uomo sentì che un’esplosione era in atto. Ogni parte del suo corpo sembrava essersi gonfiata oltre ogni possibilità.Ormai era allo stremo delle forze, ancora pochi istanti, poi il nulla, il tutto.La donna urlò, urlò nonostante il bavaglio, ed il suo urlo aprì la diga dell uomo. Le affondò le mani sui fianchi ed esplose.Era completamente avvolto al corpo della ragazza, come una mantella, quando si ha freddo. Con il calore del proprio corpo la stava riscaldando, proteggendo, coccolando. La sua mente era persa nel regno dell’oblio.Ogni rumore giungeva ovattato, lontano, non dal mondo in cui ora si trovavano. Con molta fatica l’uomo si staccò. Girò la ragazza, le tolse il bavaglio, poi la benda. Gli occhi erano lucidi, luminosi, poteva vedere in essi ogni cosa avesse voluto vedere. La guardò a lungo. I loro sguardi parlavano più di mille parole, più di mille lettere, più di ogni cosa detta e non detta.Si avvicinò alla sua bocca. Le labbra erano morbide, vellutate come petali di rosa.Un lungo bacio mentre la abbracciava, stringendola forte a se.Dopo un tempo che poteva essere infinito, l’uomo le sciolse la corda dal collo, dalle ginocchia e dai fianchi. La donna poté così distendere il corpo ed egli osservarla in tutto il suo splendore.Pensò che ora il suo amante le avrebbe tolto anche le corde dalle caviglie e dai polsi, ma l’uomo si alzò, prese una sigaretta, si avvicinò a lei, l’accese e cominciò a fumare con boccate lente e profonde.Lei capì ed aspettò.

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Un uomo è alla stazione, aspetta la sua donna, che sta arrivando dalla città in cui vive. La sua mente è completamente presa da lei. Mentre scivola il tempo dell’attesa, pensa al momento in cui la vedrà scendere dalla carrozza, si diverte ad immaginare come sarà vestita e assapora già la sua figura che sensualmente camminerà verso di lui. Ed eccola finalmente, inconfondibile, fra la gente che – chi con passo sicuro, chi con passo incerto, in cerca di un amico, un conoscente, un amore… – sfila accanto all’uomo. La donna indossa una maglietta nera ed una gonna, anch’essa nera, che le arriva poco sopra alle ginocchia. Le lunghe gambe sono messe in evidenza da un paio di stivali aderenti. Un giubbino la ripara dalla brezza della sera. “Come farà a camminare su quei tacchi così alti?” L’uomo se lo chiede ogni volta, ma quanta flessuosità le conferiscono quei tacchi, quella camminata. Si abbracciano forte, come fosse l’ultima volta. Ogni volta è come fosse l’ultima, o la prima, tanto è forte il desiderio che provano l’uno dell’altro. Si baciano, si staccano giusto il tempo di guardarsi intensamente negli occhi e sorridere, per poi riprendere a baciarsi
avidamente. Varcata la soglia, l’uomo la bacia ancora, ripetutamente, e ricomincia ad accarezzarle i seni e poi tutto il corpo. Le sue mani scendono e si insinuano sotto la gonna per verificare che lei abbia indossato le calze, ed un reggicalze molto sottile, di quelli che piacciono a lui. L’uomo sente l’eccitazione della donna che – conscia del piacere che sta provando il suo uomo – cresce sempre più. Le mette una benda sugli occhi e la conduce all’interno di una stanza. La ragazza non può vedere la fune che, pronta per lei, pende dal soffitto, né le fruste allineate sulla panca. Le sfila la maglietta, fino ai polsi. I seni della donna sembrano schizzare in avanti appena sollevata la maglietta. Spesso la donna non porta il reggiseno, “proprio non ne ha bisogno”, ha sempre pensato l’uomo. I seni sono sodi, molto belli, lei sa che lui impazzisce per i suoi seni. Le slega le mani, ma solo per un istante, il tempo di sfilarle completamente la maglietta. Poi gliele lega nuovamente, questa volta davanti. Afferra la fune che pende dal soffitto e la lega saldamente alla corda sui polsi, poi afferra l’altra estremità e comincia a tirare verso di sé. Le braccia della donna vengono sollevate sopra la testa e tese fino a che tutto il corpo sia ben teso; poi l’uomo fissa la fune, si avvicina a lei e la bacia con passione: sulla bocca, sul collo, sulla nuca. Le slaccia la gonna e la fa scivolare lentamente lungo i fianchi. Osserva quel corpo stupendo, le natiche sode e sporgenti messe ancor più in risalto dal perizoma e dalle sottili strisce del reggicalze. Lentamente abbassa il piccolo perizoma, lo fa scivolare lungo le flessuose gambe e sfila anche quell’ultima protezione alla sua intimità. Ora la ragazza è completamente nuda – a parte il reggicalze e le calze – e legata con le mani sopra la testa. L’uomo la osserva e comincia a toccare la sua pelle, iniziando dalle spalle, poi i seni, l’addome, i glutei, il pube, le gambe, fino ad arrivare alle caviglie che cinge con un’altra corda. Ancora un bacio, un lunghissimo bacio e due parole sussurrate all’orecchio: “Ti amo”. Poi un bavaglio impedirà alla ragazza di parlare e forse di urlare. L’uomo si sofferma a guardare quel corpo bellissimo, il corpo della sua donna, mentre la donna per quel tempo – che le sembra interminabile – cerca di immaginare quello che accadrà da un momento all’altro. Ne ha un po’ paura ma contemporaneamente si sente sempre più eccitata e complice inerme di quel gioco. Ed ecco – improvviso – il primo colpo di frusta. Secco. Deciso. Lo schiocco della frusta sulla schiena echeggia in tutta la stanza, il corpo della donna sussulta, ma neppure un gemito esce dalla sua bocca. Un altro colpo, un altro ancora e poi ancora. Quattro segni si stanno delineando sempre più sulla pelle bianca. Una pausa; e dopo sei colpi ravvicinati la raggiungono sulle natiche, senza darle il tempo che la sensazione di bruciore, provocata dal colpo precedente, si attenui. Il suo corpo sussulta ogni volta che la frusta la colpisce, ma la donna non emette alcun lamento.
L’uomo si avvicina, le allenta il bavaglio e le chiede sussurrando se ne ha abbastanza, se ha capito. Ma cosa dovrebbe aver capito? Lei non lo sa, ma gli risponde con tono di sfida e l’uomo capisce chiaramente, “no, non cedo!”. Così, le rimette il bavaglio, si allontana e ripone la frusta per afferrare una bacchetta di bambù. Hanno varcato il cancello e stanno percorrendo, stretti l’uno all’altra, il piccolo vialetto del giardino di casa quando… L’uomo la ferma un momento, rimane dietro di lei, estrae dalla tasca una corda, le porta le mani dietro alla schiena e le serra i polsi.La donna capisce, ha un sussulto – non se lo aspettava – ma non reagisce perché il solo gesto dell’uomo la sta già eccitando. L’uomo comincia a toccarla, solo lui può farlo, lei è impedita dalla corda che le serra i polsi. Le tocca i seni, la prende per i capelli e la bacia ripetutamente, mentre lei sente che la sua intimità si sta già bagnando; si sta preparando a ricevere il suo uomo. Così, con le mani legate, la donna si lascia guidare dall’uomo verso la porta d’ingresso. L’idea che qualcuno li possa osservare non la infastidisce, anzi… la eccita ancora di più. Un primo colpo. Secco. Deciso. Su un seno. Il corpo della donna reagisce con un sussulto. L’uomo aspetta che il corpo della ragazza cessi di sussultare, di vibrare, poi un altro colpo, sull’altro seno. Due righe rossastre appaiono immediatamente. “Allora?” chiede l’uomo. La donna scuote la testa, in senso negativo ed un “no”, sia pur flebile, si percepisce dalla sua bocca.
Ora i colpi sono ravvicinati, uno dopo l’altro, in modo da non dar tempo alla ragazza di “riprendersi”; alternati, prima su un seno, poi sull’altro. La donna non riesce più a trattenersi, e ogni colpo ora è subito seguito da un gemito. Dieci colpi, gli sembra di aver assestato, prima che la donna lo scongiuri di smettere, ma basta contare i segni per sapere con precisione. Scioglie la fune che scende dal soffitto lasciandole i polsi e le caviglie legate, la adagia delicatamente sul letto, la accarezza tutta, le bacia ogni segno, prima sui seni, poi sulla schiena e sulle natiche. Si appoggia a lei, la penetra. La donna è incredibilmente bagnata, eccitata almeno quanto lui, e la cosa lo eccita ancora di più. Affonda ogni colpo, sempre di più, fin quando sente l’urlo di piacere della sua donna ed è il momento in cui l’uomo può abbandonare ogni controllo e godere in lei, completamente, essere totalmente suo.
La stringe forte mentre lentamente la slega, le toglie il bavaglio e la benda, senza mai lasciare l’abbraccio. Lei gode di quell’abbraccio, la fa sentire protetta, coccolata, sente di essere la donna dell’uomo. Si gira, si guardano negli occhi, sono entrambi persi, non capiscono se si stiano svegliando da un sogno o se sia tutto reale. Sorridono e si baciano: un lunghissimo e dolcissimo bacio. Si alzano, fanno la doccia insieme. La donna, passando davanti allo specchio, osserva i segni sul proprio corpo e guarda l’uomo; in quello sguardo l’uomo percepisce quanto quella donna sia sua.
Si vestono. La donna indossa un abito scollato che lascia scoperti una parte dei segni che ha sul seno. Osserva l’uomo con soddisfazione e complicità. Sono pronti per andare al ristorante dove un tavolo ben apparecchiato, a lume di candela, li attende…

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“Ti aspetto a cena giovedì alle 20, sii puntuale. Per il tuo compleanno ho pensato ad una sorpresa che, sono sicura, ti lascerà entusiasta”. Con queste parole la donna lo aveva invitato a cena per festeggiare il compleanno. L’uomo non era particolarmente curioso, ma quella telefonata, lo aveva in qualche modo stuzzicato. Da quando, due giorni prima, aveva ricevuto quella telefonata, continuava a pensare quale potesse essere la sorpresa. Non poteva essere un libro, anche se la donna sapeva che lui ama leggere. Un libro non si definisce “una sorpresa che ti lascerà entusiasta”, e neppure un CD o un oggetto per la casa. L’uomo e la donna si frequentavano da due anni e, pur vivendo ognuno nella propria casa, si vedevano molto spesso, o comunque non passava giorno senza una telefonata e qualche scambio di mail. Avevano imparato a conoscersi piuttosto bene e con la donna era nato un feeling particolare, quella complicità che cercava da molto tempo, con lei l’aveva finalmente trovata. A differenza dei precedenti rapporti, entrambi erano riusciti a superare i timori, i propri tabù, a raccontarsi ogni cosa, o quasi, ma soprattutto erano riusciti a confidarsi la loro parte intima di sessualità, le reciproche fantasie e desideri. Molte coppie cercano altrove ciò che non riescono a dichiarare al proprio compagno, per mille motivi, e questa apertura e la conseguente intesa, per entrambi, rappresentava un punto importante, anzi, determinante, del loro rapporto. La donna aveva capelli neri lunghi fino a lambire le spalle, occhi verdi che, sulla sua carnagione leggermente scura, sembravano essere dotati di una luce propria. Piuttosto alta, un fisico asciutto ma ben tornito, tipico di chi dedica una discreta parte del proprio tempo a mantenersi in forma. L’uomo ne era orgoglioso, proprio il tipo di donna che da sempre desiderava avere al proprio fianco. La sera dopo l’aveva richiamata. Mentre parlavano al telefono, l’uomo sapeva che quella telefonata non era come una delle tante, in cui si comunicavano gli avvenimenti della giornata, i loro sentimenti. Questa volta aveva uno scopo preciso. “Ti lascerà entusiasta” quelle parole gli ronzavano nella mente come una fastidiosa zanzara notturna. Quelle zanzare che non vedi e non senti, fino a quando spegni la luce e stai per addormentarti. Quando finalmente il corpo si rilassa fra le morbide lenzuola, la mente comincia a svuotarsi e ti stai facendo cullare dalla sensazione del sonno che, come grandi e protettive ali, ti sollevano delicatamente, per portarti nel mondo dei sogni. Zzzzzzzzzzz, tremendo suono, a tutti noto, e tutto si spezza. Ti ronza fino a penetrarti nel cervello. Più cerchi di non sentirlo, più ti penetra. E sai che quando smette è perché da lì a poco sentirai un pizzicore da qualche parte sulla pelle. Ti scuoti, accendi la luce, e la “maledetta” è tornata invisibile. Allo stesso modo, quelle parole, gli ronzavano nel cervello. Sempre più insistenti. “Come vuoi che mi vesta”, disse a la donna, con molta naturalezza. “Come preferisci, come piace a te”, gli rispose. No, non era un capo di abbigliamento. Sapeva che gli avrebbe dato qualche indicazione per poter poi vedere l’effetto dell’accostamento del regalo con ciò che indossava, come avrebbe potuto risaltare un eventuale maglione sui jeans che porta abitualmente. Ma poi, un maglione, in estate… No, si rendeva conto di essere completamente fuori strada.La conversazione continuava, ma nessun indizio trapelava dalle parole dela donna che, ad un certo punto, con un sorrisetto (la immaginava con quel suo tipico sorrisetto di chi la sa lunga, e che a lui piaceva tanto), gli chiese “Ma sei diventato curioso?”. Quella domanda lo aveva irritato, probabilmente perché colto in flagrante, ma doveva aspettarsela da una donna come lei che lo conosceva profondamente ed era dotata di quell’intuito femminile che in lei era particolarmente sviluppato.Ovviamente aveva negato, fingendosi addirittura sorpreso dalla domanda. Sapeva però che lei non aveva creduto alla sua negazione, ma in fondo questo faceva parte del gioco.Si coricò e dopo aver letto un paio di capitoli dell’ultimo libro che gli aveva regalato la donna, spense la luce. Ma questa volta la zanzara non si fermava nel suo ronzare per succhiargli il nettare a lei vitale. No, questa volta no, perché la zanzara era solo nella sua mente. Quella zanzara ossessiva di quelle maledette parole che avevano stimolato incredibilmente la sua curiosità. Cosa aveva in mente la donna? La giornata di giovedì trascorse più o meno al solito modo, e l’uomo era rincasato da poco. Una lunga doccia per togliersi le fatiche della giornata assaporando l’effetto rilassante che lo scorrere dell’acqua sul proprio corpo gli trasmetteva. Si divertiva ad osservare quanti disegni formasse l’acqua sulla pelle. Minuscole cascate qua e là, rivoli sui peli, salti vorticosi sulle spalle, su ogni parte del corpo, l’acqua si modellava ed assumeva un impeto, uno scorrere, ogni volta univoco.Scarpe da jogging, jeans e la camicia bianca che la donna amava molto. “Sul tuo viso abbronzato ti dona un fascino particolare”, gli diceva ogni volta che la indossava. “Guai a te se la indossi quando non ci sono io” lo ammoniva, con un tono scherzoso che volutamente faceva intendere che c’era comunque un fondo di verità, a confermare la sua gelosia. Mentre saliva le scale per raggiungere l’appartamento della donna, sorrideva al pensiero che per la prima volta non era riuscito ad intuire, anzi a non immaginare neppure lontanamente, quale potesse essere il regalo della sua fidanzata, la sorpresa che lo avrebbe entusiasmato. .Attese solo pochi istanti davanti all’uscio, dopo avere suonato, la chiave che girava lentamente nella serratura e la porta che lentamente si apriva.Un’amica della donna lo accolse con un sorriso smagliante, seguito da un ciao quasi euforico. Era più di un anno che non la vedeva, da quando la donna gliela fece conoscere durante un week-end a Parigi Erano amiche da diversi anni, ma la distanza, l’amica viveva a Parigi, impediva loro di frequentarsi abitualmente, anche se tramite la posta elettronica ed il telefono si tenevano costantemente in contatto.Ricambiò il saluto con un abbraccio ed insieme raggiunsero la donna che in cucina stava finendo i preparativi per la cena.”Non mi hai detto che la tua amica era in Italia, qui da te” disse l’uomo.”E’ arrivata oggi” rispose la donna mentre, passandogli accanto, gli diede un pizzicotto sulla natica sinistra.La tavola era perfettamente imbandita, con due candele già accese che creavano un’atmosfera particolarmente accogliente. L’uomo si sedette a capotavola e le due donne al suo fianco. Cominciarono brindando con un ottimo vino bianco, fresco al punto giusto, mentre l’amica iniziò a raccontare del suo recente viaggio in Nuova Zelanda. Era una fotografa piuttosto affermata, ma nell’uomo la cosa che lo aveva, affascinato quando la vide la prima volta, era la sua spontaneità, il suo modo un po’ sbarazzino sia nell’abbigliamento che nell’affrontare la vita. Anche quella sera l’amica non faceva eccezione. Dei pantaloni larghi a righe sottili che coprivano un paio di scarpe da ginnastica. Una camicia bianca dall’ampio collo, annodata in vita, lasciava intuire che non indossava il reggiseno. I lunghi capelli biondi, fino a metà schiena, davano l’impressione del vento ogni qualvolta la ragazza muoveva la testa. Fisicamente le due donne si assomigliavano, entrambe alte, fisico asciutto, un bel seno sodo, fianchi ben torniti e glutei sodi.Mentre stavano assaporando gli sfiziosi antipasti preparati dalla donna, l’uomo pensava che se non fosse stato innamorata della sua compagna, sicuramente avrebbe corteggiato l’amica. Già, ma se non avesse conosciuto la donna, di conseguenza, non avrebbe neppure conosciuto l’amica… La donna era al corrente di ciò, ne avevano parlato la sera stessa che a Parigi aveva visto la ragazza per la prima volta; anzi, ricorda che quella notte mentre facevano l’amore, fu la donna a fantasticare, dicendogli di immaginare che in quel momento, nel letto, assieme a loro, ci fosse anche l’amica. La proposta lo stuzzicò e per questo l’uomo “giocò” con la donna e la assecondò nella fantasia che fu coinvolgente ed eccitante per entrambi.”Non sei curioso di vedere il tuo regalo?” gli chiese la ragazza.
“Come?” replicò l’uomo “Sai del mio compleanno? Certo che voi due non vi nascondete proprio nulla…””Sei curioso, lo so, l’ho capito da quando te lo annunciai al telefono” intervenne la donna “Questa volta sono proprio riuscita a farti incuriosire…”
L’uomo lo ammise, riconobbe che per la prima volta era curioso, che anzi si chiedeva perché ogni volta che la donna aveva un regalo per lui glielo dava immediatamente, curiosa ed emozionata di vedere il suo volto mentre apriva il pacchetto, mentre questa sera ancora non glielo aveva dato.”Eppure questa volta, non c’è nulla di diverso dalle altre” gli rispose la donna, che si girò verso l’amica, scambiando un sorriso d’intesa.
Che l’amica sapesse quale fosse il suo regalo e fosse complice della donna nel farglielo desiderare, un po’, lo stava irritando. Lo faceva sentire escluso dall’intesa delle due donne.
Si sedettero sul divano, e appena la donna arrivò con il vassoio con i caffè, la ragazza lo guardò negli occhi e gli disse ” mi ha raccontato di Parigi, di ciò che lei hai detto sul mio conto”. L’uomo ebbe un attimo di imbarazzo, temendo che andasse avanti a parlare, che sapesse anche delle fantasie che fecero quella notte con la ragazza, a sua insaputa, protagonista. Ma la ragazza finì così la frase. Chissà se la donna le aveva raccontato tutto, si domandava l’uomo.Mentre continuavano a conversare, la donna, seduta al suo fianco, continuava ad accarezzarlo. Aveva infilato una mano nella camicia e di tanto in tanto lo baciava dietro l’orecchio, mentre l’amica sembrava non curante del fatto che la donna lo stesse stuzzicando. Il desiderio stava crescendo nell’uomo, anche se non aveva bisogno di alcuno stimolo per desiderare la donna; le bastava vederla, od anche semplicemente pensarla per provare il desiderio di fare l’amore con lei.Anche se un po’ a malincuore pensava che sarebbe stato cortese che fosse lui a dormire sul divano, lasciando il letto alle due amiche. Sapeva bene che la donna non aveva alcun problema a dormire con un’altra donna e riteneva che lo stesso fosse per la ragazza. Pensava comunque che, appena l’amica si fosse addormentata, la donna lo avrebbe raggiunto sul divano.Finirono di sorseggiare un ottimo rum, quando l’uomo disse “Dormo io sul divano”.Fu a quel punto che la ragazza, guardando l’amica, disse ” è ora che gli dai il regalo”. Già, il regalo, ormai non ci pensava più, la piacevole serata glielo aveva fatto dimenticare. “Me lo hai proprio fatto sospirare questa volta” intervenne l’uomo. La donna sorrise, gli si avvicinò, lo baciò e poi, accostandosi all’orecchio disse “Ti avevo detto che questa sera non c’era nulla di diverso dalle altre volte, il regalo te l’ho dato appena sei arrivato… La ragazza dormirà con noi, nel letto, questo è il mio regalo, anzi il nostro regalo…”
Andiamo…
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0319152478a5b001f8e09acyb0.jpg
Labbra sensuali
percorrono la mia pelle,
gocce di eccitazione
cadono su di me.
Mani morbide
esplorano le strade
del mio corpo,
si insinuano.
Dita flessuose
raggiungono i sentieri
del mio desiderio,
ed aprono la soglia…
alla bocca voluttuosa
ed avida
che mi abbraccia
in un’estasi indimenticabile.
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Copiose lacrime rigano il volto,
gocce di sudore scivolano lentamente su tutto il corpo
facendosi strada fra gocce di cera e piccole costruzioni alchemiche che la cera copiosa ha formato .
Le braccia tese
obbligano il busto a proiettarsi
verso di me,
le gambe divaricate,
costrette da robuste funi,
inarcano ed esaltano il ventre.
Le vibrazioni del corpo tradiscono la tensione,
l’eccitazione, l’attesa.
Il respiro ansioso, smanioso, affannoso:
la paura ed il desiderio.
Strisce di cuoio sfiorano la pelle,
la accarezzano, la fasciano,
disegnando un possibile percorso;
in un complice segnale d’intesa.
Segnale della fine o è l’inizio?
Copiose lacrime rigano il volto,
lacrime di piacere, di estasi,
di appagamento e desiderio.
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639b0b861eea14a3f82ecfafad3c60f6.jpg
Il mio respiro,
il suo,
il mio battito,
il suo…
Il respiro si accorcia,
ritmico, affannoso,
incalzante,
ansimante.
Il cuore
batte, batte, batte,
tutto il petto batte,
pulsa in gola,
pulsa nell’anima.
I respiri
assumono lo stesso ritmo,
la stessa intensità,
si uniscono, si esaltano.
Un crescendo continuo,
vertigini, ronzii,
la mente
ha lasciato ogni controllo,
le emozioni
sono padrone dei corpi.
Avvinghiarsi,
rotolarsi,
urlare.
Secrezioni,
sudore,
saliva,
odori intensi.
Silenzio…
assaporando
il dopo di tutto.

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sarò la tua streghetta x una notte

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I tuoi occhi nei miei
entrano gradualmente dentro me.
Scorre il tuo sguardo sul mio corpo
si sofferma a spogliarlo sensualmente.
Lentamente la tua mano disegna le mie forme e il mio piacere
Nei tuoi occhi intenzioni ardenti
e il mio viso acceso accresce la tua, la nostra passione erotica.
Ogni gesto, ogni sguardo, ogni sussurro esalta i sensi.
L’acre odore di desiderio si espande nell’aria
Lo cogli nell’oscurità già pregna della mia essenza
che impudicamente bagna le bianche lenzuola
e io ti appago, donandomi illimitatamente.
Calde evoluzioni segnano passione e vita
Passione che arde e accende istinti primordiali, emozioni
Sospiri e gemiti ti invitano ad appagare il mio desiderio
che si rigenera ancora e ancora
Lacrime di rugiada, rivoli inebrianti scorrono lungo le gambe
Ti chini a dissetare la tua arsura…
Ne vuoi ancora, ingordo, mentre accolgo il tuo capo immerso alla ricerca del nettare.
Affondi la tua lingua nel centro umido e caldo della mia voglia
nelle mie labbra avvolgenti, pulsanti
mi respiri.
Delirio d’amore e di sensi.
Tutto ora ti avvolge del mio piacere, che diventa tuo
Ti sento intensamente e te ne chiedo ancora
Prolunghi i miei spasmi fino a farmi perdere i sensi
Mi avvolgi, risali il mio corpo baciandomi amorevolmente.
Dolci le tue carezze ora
e una nuova scossa mi percorre quando la tua bocca si posa sui floridi seni
Ti nutri suggendo avidamente da uno e poi dall’altro e mi pervadi di rinnovato desiderio.
La tua lingua mi accarezza le membra, il ventre, il fuoco della mia femminilità, annebbiandomi la mente.
La pelle vellutata freme al passaggio delle tue dita.
Brividi lungo il corpo che reattivo vibra ad ogni tocco
e si muove sinuoso aderendo al tuo.
Mi prenderai ancora…
Io accogliendoti ti offro corpo mente anima.
Ti voglio!
Voglio assaporarti, annusarti,
gustare e dissetare la mia bocca del tuo sapore
della tua essenza.
Voglio conoscere tutto di te, ogni tuo angolo.
Sei nuovamente dentro me!
Muovi il tuo bacino sensualmente mentre affondi colpi profondi
Sto ancora volando mentre tu resisti lasciandoti travolgere dall’onda del mare in tempesta.
I nostri corpi febbricitanti si avvinghiano, si parlano, si amano.
I seni ancora cercano la tua calda bocca.
Mangiami
Prendimi
Sei dentro me, restaci
Voglio incorporarti.
Le mie gambe attorno al tuo bacino ti avvolgono mentre con il corpo e con gli occhi ti chiedo di restare.
Non importa come. Lascia il tuo segno, donami la tua essenza affinché possa portarti con me ovunque tu sia.
Ora il tuo seme mi pervade, penetra, scorre e si espande nel mio corpo, che lo custodirà e lì resterà!
Hai messo il tuo sigillo.
E in questa commistione di amorosi sensi… io ti respiro
e il nostro canto questa notte diventa poesia..
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Avide labbra 9b.jpg
si serrano avvolgenti
avvinghiandosi

a misteriosi impulsi
cantico di turgori
inneggianti la vita
e l’amore.

Agili dita
s’insinuano ovunque
in carezze che
d’arroganti istinti,
son guidate in giochi
fatti di gioia
e di leggero sentire.

Amo il tuo essere
ed amo la pressione,
di mobile seta,
che s’avanza e spinge
sull’albero
che s’erge al vento
della tua passione.

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Fluisci lento attraverso i miei sensi
Stenditi vellutato sulla carta della vita
che s’appassiona
Ricama col tuo corpo
i passaggi del nostro viaggio

Impellente bisogno
di scivolare sulla tua pelle
respiro il tuo amore
leccare le tue voglie
osservando il tuo piacere

Si rincorrono nel gioco dell’eterno equilibrio
un passato ed un presente
luci e ombre di
Sensuale maschio che sa d’amore.

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Cerco
le tue labbra e il tuo calore,
mi nutro
dei tuoi umori e spammi.
La mano scivola739138814.gif
e si sofferma a lungo
sulle sinuose linee e giù
fino al venereo monte.
Ed il calore sale,
inebriano i sensi,
di turgida voglia,selvatica e crudele
dolcezza.
Il ritmo accellera
e la mente stenta
a dominar la pelleùche scoppia
in brividi convulsi
di piacevole dolore.
Ecco,
nessun ostacolo o freno,
739138814.gif ritegno o pudori,
solo eccitazione
e bramosia di corpi.
Inturgida il sesso ancor più,
tra le rosee ed accoglienti
labbra della vita.
Cerca la strada
con violenza repressa,
l’affondo
nell’antro temuto e amato,
dove tutto nasce e si
dissolve.
L’amor frena,
l’atavica e ferale spinta,
che nel dolor vuol cogliere
il piacere antico,
e penetra,
dolce come il tuo sguardo
che trasale.
Che gli attimi si dilatino,
con le tue morbide
profondità
che mi accolgono,
seguendone i ritmi e le
pulsioni.
Risersa senza fine739138814.gif
il dolce miele
tra le gambe,
e mentre la realtà e il tempo
si dissolvono,
i nostri sensi
galoppano all’unisono
verso l’esplosione
totale e completa,anelata e protratta,
lo struggimento e l’amore,avuto e dato…senza limite
alcuno.

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5c.jpgin attesa di te…

tuoi occhi …dentro di me…
adesso tramite essi sei tu ad entrare nella mia anima
ti tuffi dentro di me come la luna dentro il mare
ed io mi arrendo
vulnerabile
dinanzi ai tuoi occhi tremendamente intensi
che mi leggono nel cuore
come posso
opporre resistenza…
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ti aspetto…
linguaggio dell’amore, è un linguaggio segreto.

.che a volte è difficile se non impossibile.

.esprimerlo con semplici parole o frasi.

.prese quà o là..mà di sicuro..è fatto di

emozioni vere..di..passione..di batticuori.

.di stati d’animo..tutte cose vere..palpabili

che solo chi…ama..può..capirle.e la sua

massima espressione è

un abbraccio silenzioso….

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ti chiedi cos’è l’amore,
immagina due mani ardenti
che si incontrano,
due sguardi perduti l’uno nell’altro,
due cuori che tremano
di fronte all’immensità
di un sentimento,
e poche parole
per rendere eterno un istante
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Nell’estasi��dell’attesa
m’incendi la polpa
incrostandomi �addosso
immagini di noi.
Distesa sul letto
ho ancora dita bagnate
di folle lussuria
a disegnarmi pensiero
di una Tua impronta�sulla pelle.
Squarcio�la schiena
al suono della tua lingua
a sputarmi dentro note�d’orgasmo 739138814.gif
respirando_mi dalla� bocca.
Inerte �resta in ascolto�
dei�sussurri del mio sangue delirante
�mentre in�contrazioni�di sensi
���� t’insinui dentro al� mio ventre.
Svuotami di me sino a
riempirmi del Tuo sapore
impastami �l’anima
e mescila �con la tua �mente
nel mio sentir_mi Tua.
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Sei la mia passione tu
La mia vena di follia
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tu sei la divinità di carne e poesia
Sei la spiritualità
Fantasia e fragilità
Sei nell’euforia che c’è nei giorni di sole
Tu sei tutto quello che vorrei
Tu sei la complicità
La bugia e la verità
Sei nell’acqua che io bevo dalle mie mani
Sei dentro il mio sangue tu
Sei una ragione in più
Travolgente come il vento che scuote il mare
Tu sei tutto quello che vorrei
Tu sei per me
I ricordi che restano ora che ci sei non fanno male più
Se alla mente ritornano
739138814.gif Vanno fino in fondo al cuore
E ci sei tu nei miei pensieri quelli più veri sempre sarai
Sei un’invasione tu
Un vulcano di allegria
Miele d’ambra che mi dà nuova energia
Tu sei la semplicità
Gioco di sensualità
Sei la più lunga estate della mia vita
Tu sei tutto quello che vorrei
Tu sei per me
I ricordi che restano ora che ci sei non fanno male più
Se alla mente ritornano
Vanno fino in fondo al cuore
E ci sei tu soltanto tu
Se alla mente ritornano
Vanno fino in fondo al cuore
E ci sei tu nei miei pensieri quelli più veri sempre sarai
Nei miei pensieri dove non c’eri sempre sarai
Sempre sarai
Per me
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Il calore del sole viene percepito dalla mia bianca pelle. Le lenzuola sono fresche e profumano ancora di pulito. Evidentemente, non hanno ancora conosciuto alcun odore ed attendono, come me, il tuo inebriante profumo, quel profumo che riesce a catturare tutti i miei sensi, che riesce a rapirmi ogni volta, che amo, che desidero, che voglio.

Come mi hai ordinato, padrone del mio cuore, ho indossato ciò che vi era dentro quel pacco che sapeva del tuo desiderio, delle tue più spinte fantasie: un abitino di raso nero, un paio di slip neri e un nastro di raso, nero.

Devo ammetterlo, amore, rimasi stupita dalle tue parole.

Mi siedo sul letto e, come da regola, copro, vogliosa, i miei occhi con quel morbido nastro. Aspetto il tuo arrivo distesa tra i morbidi cuscini.

Nel biglietto, c’era anche scritto che dovevo farmi trovare con i capelli bagnati: eseguito.

Aspetto ancora.

Sento il cinguettio degli uccelli e il rumore della tenda mossa dal vento. Dalle stanze vicine, si percepisce qualche suono: risate, bambini, grida, liti. Eccoti.

Anche se vuoi fare il massimo silenzio, so che sei lì. Sento il tuo odore, sento il tuo cuore che batte nel silenzio di quella stanza bianchissima, sento il rumore dell’orologio che stai poggiando sul comodino, né sento il rumore delle lancette che battono il tempo che mi dista dal tuo corpo: uno, due, tre..

percepisco il tuo respiro sul mio collo e, adesso, le tue labbra sul mio lobo sinistro.

Lentamente sento la tua lingua che mi bagna le labbra e mi perdo in quel bacio che sa di pesca. Pesca? Rimango un po’ con il fiato sospeso e poi sento una goccia fresca sulla mia coscia, sento che leggera, veloce, dolce, attraversa il mio corpo fino a giungere lì, nell’elastico degli slip. 987u5d.jpg

Adesso, in quella strada che ha scavato, sento percorrere le tue labbra affamate, calde, desiderose di me. Ed eccole, di nuovo sulle mie. Il sapore di pesca, è sempre più forte e più dolce. Ho un po’ di paura. Non poter vedere cosa mi stai facendo, mi preoccupa un po’, ma mi eccita tantissimo e tu, antipatico, lo sai e sorridi di me, lo sento. Inaspettatamente, sento le tue mani lungo i miei fianchi. Sento che mi alzi il vestito fino a levarmelo.

Sento dozzine di gocce lungo i miei seni, nella mia pancia, nei fianchi. Poggi un tuo dito sulle mie labbra e lo penetri dentro la mia bocca, è dolcissimo. Miele.

Intingi il mio indice nel barattolo e te lo porti in bocca, succhi il mio dito con passione e poi, ti perdi in una delle cento gocce sul mio petto. Afferri i miei seni come un bambino assetato, né catturi l’essenza e con dolcezza, mi togli anche quei piccoli slip.

Voglioso come non mai, mi afferri le gambe e le apri al tuo cospetto. Sento le tue mani che pressano contro il letto, sotto di me. I tuoi capelli sul mio viso ed il calore del tuo respiro nella mia guancia. Sei affannato, non riuscivi più a trattenerti, vero?

Rimango con in fiato sospeso tra verità e fantasia per pochi secondi e poi, ti sento varcare la soglia del mio piacere. Entri lentamente, senza bussare, come se avessi paura. Sento il tuo petto che sfiora il mio e vorrei perdermi nei tuoi occhi . Odio questa benda, amore. Percepisco chiaramente il tuo piacere che aumenta ad ogni mio respiro. La tua paura è svanita davanti alla voglia di avermi, davanti alla voglia di prenderti il mio corpo, corpo che nessuno ha mai catturato come te, che nessuno saprà mai prendere come riesci tu. Dal suono sordo della tua voce, capisco che sei giunto alla vetta del piacere e che, questo, come un fiume in piena, ha inondato il tuo corpo conducendoti alla fine del tuo spinto viaggio. Distendi il tuo stanco corpo sul mio e, delicatamente, mi togli dagli occhi quell’ostacolo che ci ha separati l’una dall’altro.

La luce mi acceca per qualche istante, ma basta stringere gli occhi per vederti, tesoro mio. Sei il mio sogno, amore.

Solamente Dio, sa quanto io ti ami.

Ti addormenti, sfinito, accanto a me, schiavo delle mie carezze, dei miei teneri baci, del mio profumo.

35d3zaf.jpgCome farei senza il tuo amore?

Adesso quelle lenzuola, sono tinte di noi, del nostro amore. Hanno saputo catturare il colore del nostro profumo, le forme dei nostri corpi, il calore della nostra voglia e si chiedono, quando ci rincontreranno, gelose della nostra unione segreta. Me lo chiedo anche io. Adesso, quando potrò rivederti? Quando il tuo lavoro ti porterà lontano da lei, come oggi? Quando, quella che chiami “donna della tua vita” partirà con le amiche? Quando ti lascerai? Quando? Quando? Dimmelo! Sei ancora così giovane. La tua pelle, non conosce ancora la tristezza del tempo, come la mia. Siamo fatti l’uno per l’altra. Siamo come il mezzo cuore che mi hai regalato, separati ma dipendenti l’una dall’altro. Odio questa situazione, ma ti amo. Ti amo da morire, amore. Adesso, mi ritrovo qui, davanti a questo computer, che ci ha fatti incontrare, quel pomeriggio. Mi hai appena lasciata a casa, salutandomi con un bacio sulle labbra e con un semplice ”arrivederci amore mio”. Quanto lo odio. Scrivo di noi, disperata. Scrivo al mondo, della nostra storia. Scrivo dell’amore che ci lega e del destino che ci separa. Scrivo del destino che ci unisce e dell’amore che non ci permette di essere legati. Scrivo di te, delle tua bellezza, delle tue parole e di me. Ma che altro scrivere? Vorrei fossi tu, tesoro, a completare questo scritto. Vorrei fossi tu a continuare il libro della nostra vita. Intingi ancora una volta la piuma della felicità in quell’inchiostro nero come i tuoi occhi e denso come la voglia di averci e scrivi, scrivi, scrivi, continua a scrivere di noi. Ti prego.

Continua a scrivere.

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 Sono pagine di cera
questi abbracci nati
tra la rugiada dei tuoi occhi.

Sfiorerò la tua eleganza
in questa sera che vive
nel segreto di una stanza.

Non parlare,
ascoltami,
sono la brezza che scivola
fra le colline del tuo corpo,
il canto di un gabbiano
che danza nella baia del tuo cuore.

Di seduzione dipingerò questa notte qznldy.gif
dolce respiro di un uomo che ama
la tua umiltà.

Vestiti di me
fragile essenza di poesia
in un cuore che ama
la tua sincerità.

 

 

 

 

 

 

 

 

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 Ti sento nell’aria anche senza vederti, la spezzi come se i tuoi passi facessero rumore, come se li sentissi, nudi, mangiarsi la terra mentre ti avvicini, sento il tuo respiro che mi sfiora il sorriso, non è un respiro qualunque il tuo, è quello che diventa il mio quando l’emozione me lo toglie, e sento il profumo della tua pelle che si scalda nelle carezze dei sensi. Togliersi i vestiti in un bacio è come amarsi senza parlare, è quel punto dell’anima in cui i gesti sono parole, gli sguardi sono parole, gli occhi sono parole, sono tutto ciò che riesce a chiudere la bocca dello stomaco soltanto con l’emozione…

Sei travolgente come il peccato, come quelle notti che spalancano ogni mia porta, mi attraversi con l’essenza della dolcezza, mi ubriachi di voglia leccata dalla punta delle dita, di passione che rompe gli argini riversandosi su lenzuola impregnate di stelle, vedo nei tuoi occhi il riflesso del mio viso e quel velo di perdizione che trabocca dal mio sguardo, mi sciogli il gelo dal cuore e la fatica nella schiena, riempi i miei vuoti di tenerezza, e i miei occhi con il sorriso, ti chini per baciare la mia anima e lei trema, come la prima volta, come ogni volta… 23m39qe.jpg

Spingi i tuoi sensi dentro ai miei, li fai vivere e morire ogni volta che mi prendi i fianchi e gli occhi, lasci che la notte scivoli nel ventre e accarezzi piano il mio e il tuo sentire, ti respiro il sorriso quando lo appoggi sul mio, fermo le tue parole con un dito sulle labbra, per poi baciarle una ad una, amo quelle parole che uno scalino alla volta ti salgono dentro, amo quando scendono sottovoce dalla tua alla mia bocca, amo bagnarle con la lingua, sentirle quando ti alzo i fianchi per amore e vedertele negli occhi inondati di passione, amo venire con te quando mi prendi per mano, amo la luce della notte quando si fa giorno, amo il momento in cui mi calmi il respiro e quando chiudo gli occhi…
sento il tuo profumo ancora addosso…

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oa9lqu.jpgSentieri di pelle
bruciano d’amore
fra lingue infuocate
da un tramonto d’autunno
che germina vita.

Sei respiro delle mie poesie
in questi gemiti di gioia
che placano l’insicurezza
di un’algida parola.

Scompari nella mia lussuria
fra le spoglie carezze
di una vita che muta
aspettando certezze.

Poserò una promessa
fra i tuoi umidi occhi
quando la notte cullerà la tua gioia
amando la tua bellezza.

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È ferma all’angolo,
una tra le tante
ma non uguale alle altre,
che riconosco al volo.
E la guardo da fuori,
la immagino dentro
con te seduta da sola,
che aspetti in silenzio
che il cellulare suoni.
Ti guardo uscire,
fissarmi negli occhi.
Mi inondi la mente
aspetti ed ascolti
gli irrefrenabili rintocchi
del mio cuore.
Ti voglio baciare,
stringere, possedere,
immagino di amarti,
al portellone inchiodarti,
le mani passarti
tra i capelli folti,
occhi negli occhi,
respiri interrotti.
Ma torno a pensare
a quell’auto parcheggiata,
forse è la tua, forse è un’altra,
non posso aspettare.
Mi piacerebbe aver tempo
per vederti uscire in strada
ma è ora che vada,
ché è ormai sera
e anche se è caldo
io sento freddo:
non è primavera,
non è estate,
ma un gelido inverno,
di imposte sbattute dal vento.
Mi infilo nel letto,
mi costringo a pensare
che è solo un’altra notte
in cui poterti sognare.

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30ljs05.jpgSei un brivido interiore in me

Nel sentirti nel guardarti mi sento parte di te

Sei l’Emozione dei miei pensieri,

che illuminano i miei occhi nel guardare la tua luce

le tue carezze sono soffici e delicate

i tuoi baci sono miele al mio cuore

il tuo essere in me sono brividi

nel mio essere il tuo amore.

In te l’essere è danza di emozioni

in un fare di sensi ove sguardi entrano in noi.

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Lascia un umida scia di baci dal mio collo
all’ombelico
E poi risali
E poi riscendi
Fino all’alba,prendi il mio sale ed il mio amore…

 

 

 

 

Voglio guardarti come un animale4smz34.jpg
Selvaggio
Irrefrenabile
Intenso
Puro
Voglio guardarti prendermi,leccarmi,mordermi
Sbattermi contro le coltri e prendermi nel buio
Alla tenue sola luce lunare
Voglio sentire i tuoi bisbigli disconnessi
Voglio sentire il tuo rauco gemito
E infine,sul collo mio,sentirti sussurrare:
“Mi appartieni donna”

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Mi toglierò il pizzo lentamente di dosso
Brucerai
Lascerò che scivoli sulla pelle come se fosse la tua lingua
Cadrà a terra e sarò imponente,opulente,divina
Ancheggerò verso te
 Brucerai
Ti afferrerò la mascella e ti guiderò,con forza,verso il mio corpo
Verso i lidi di gelsomino
Mi assaggerai nel buio
Mentre ,reclinato il capo,ansimerò
Brucerai
E non sarà che l’inizio…

2d17fqo.jpgSpogliati uomo,fammi soddisfare
Fammi toccare il tuo pulsante desiderio
Fammi gustare la tua lingua calda
Spogliati e taci
Guardami mentre ti domino
Fammi muovere su di te,camminare sul tuo piacere
Accedere ai tuoi sogni …

 

 

 

 

 

 

 

 

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Slaccia le mie fantasie
Insinuati come un ladro sulla mia pelle
Benda di baci la mia vista
Corrosione lenta nel mio animo
Devo vederti nudo prima che sia l’alba
Devo vedere la serica peluria del tuo petto
Ed il tuo respiro danzare al ritmo dei nostri giochi
Devo vederti tremare di passione
Devo vederti mio…

 

 

 

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“Permetterò solo al mio signore di possedere il mio sacro stagno dei loti,e ogni notte potrà far fiorire in me fiori di fuoco”

 

 

 

 

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Leccherò e succhierò le tue dita,amore
Una ad una
Stressandoti di lentezza
Poi le farò scivolare umide sul mio collo
Umide sul mio seno rigonfio dei tuoi baci
E poi più giù,dove siamo già uniti..
Ascolterò beata il tuo gemito
Sorridendo…

41177969_p.jpgHo voglia del mio uomo
Voglio sentire le sue mani,le sue dita,il suo turgore
Voglio essere accarezzata,spinta,incendiata dai suoi baci
Voglio sentirlo premere contro la mia schiena
Rovente e incalzante
Voglio che si chini a strizzare le mie fantasie
A leccare il mio sapore
A stringermi al suo petto
Ho voglia del mio uomo
E lui non c’è…

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La sento come una musica nella mia testa
Milioni di sospiri,di affanni,di gemiti
Si sta impadronendo di me…
E sono pronta…

 

 

 

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Mi scuote le vene il tocco della tua mano
dentro la mia coscia…
Freme la mia tenera pelle
Freme il mio labbro dalla voglia di baci succosi e lunghi
Oh,assaggia il mio sapore dolce,amore
Mordimi come un frutto maturo
Lascia che goda nel vederti impazzire…

 

 

 

 

 

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Ancora un Tuo Movimento
e la Ragione Indietreggia
posando la bocca sul tuo Volto Affamato
mentre si risvegliano sotto gli Astri Lucenti
i Miei Istinti
per Berti come Succo di Luna
Versati in Me
nell’Incavo dal Profondo Desiderio
Nell’Oblio di Seta
eccita l’Istinto profanato dal tempo
e varca l’immenso brusio della pelle
battagliando col margine Inconscio
e la Cedevole Voglia d’esser palpito sotto il tuo Ventre
Fatti Cospargere di Me ..lontano nel Silenzio
del mio Folle Miele
mentre con unghie fatte spine
t’infliggo nel Corpo
il Nome del Piacere Assoluto
tatuato in forma feroce
che si impossessa della barriera Irragionevole
che mi ha condotta a Te..
“Ancora una Volta”
come Scheletro del Peccato 

 

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Le parole sono bolle d’aria
che si formano sotto la lingua
reggendo a malapena le curvature rosso sangue
che scalfiscono la carne
come fosse rigurgito di suono in gola
Si posano nell’incavo assetato
che incessante palpita nel discendere
le Vocali che richiamano il tuo Nome
Vorrei poterti Avere Ancora
in quei suoni stagnati sotto la pelle
e prender forma Io
di Mugolii Emulati alla Notte
e tatuarmi con Aghi ghiacciati il piacere
restato Attesa nel Desiderio della Mente
Mia Nuda Parola
Risuonami nelle orecchie coperte dai capelli 16715j5.jpg
e illudimi d’ascoltare ancora
quel respiro che s’è aperto in me
come Inferno fra le Membra 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Era ancora sospesa in quello stato a mezzo fra il giorno e la notte,e le prime luci filtravano dalle persiane leggermete accostate , le lenzuola ancora raccontavano della notte, di quella notte…le si avvicinò con la grazia di un gatto, senza fare rumore, spargendo per la stanza l’odore del caffè caldo che le aveva preparato, mentre lei ancora dormiva …le sfiorò la spalla con un bacio e le sussurrò in un orecchio : – Ci aspettano…-
– Beh… mettiamo alla prova la loro pazienza!!!- Tralasciando il caffè, il tempo che passava, gli impegni della giornata lo attirò a sè e lo baciò in un modo che non lasciava alcun dubbio su quelle che fossero le sue intenzioni in quel momento…lui non si lasciò pregare e in un attimo ricominciò il gioco…occhi negli occhi, bocca nella bocca,intrighi di corpi, mani che scorrevano lungo sentieri già esplorati eppure sempre nuovi…fiato nel fiato assecondò il suo desiderio e di due divennero uno…
– Dimmi che non andrai via dopo la conferenza…- le chiese con la voce dolce, quasi implorante, di un bambino – dimmi che dormirai ancora qui, ancora un giorno…-
Lei lo guardò teneramente , bevve il suo caffè ormai freddo,gli diede ancora un bacio per condividere quel sapore e, labbra sulle labbra, gli sussurrò sorridendo – Non me ne andrò… –
Arrivarono proprio mentre gli organizzatori stavano cercando di raggiungerlo al cellulare, la sala gremita era somersa da un continuo chiachiericcio in attesa che la conferenza avesse inizio…
– Ma che ti è successo? Sei sempre in anticipo!!! Almeno potevi avvertire!-
– Sono stato trattenuto…No, non potevo avvertire…- e le rivolse uno sguardo complice che lei ricambiò con un sorriso discreto.Si affrettarono a prendere i loro posti : lui al tavolo dei realtori, lei indossò le cuffie e il microfono per la traduzione , un ultimo incrocio di sguardi e cominciò il lavoro. Puntuale e professionale regalava ai presenti la sua relazione con la generosità dei grandi oratori : ogni parola esattamente al suo posto, precisa, icastica, il ritmo ondulante della voce pronta a riafferrare l’uditorio quando sembrava affievolire l’attenzione…forse la necessità e la volontà di rendere anche in un’altra lingua la stessa forza coinvolgente di quel parlare le fece notare tutti quei particolari, fece crescere in lei la sua ammirazione per quell’uomo che calcava la scena con la naturalezza di chi sta chiacchierando davanti a un caffè al bar.C’era passione e esperienza in quel discorso, c’era una vita spesa a lavorare per comunicare idee, teorie, sensazioni, esperienze, c’era la generosità di offrirsi senza remore ma senza tradire se stessi, c’era la consapevolezza di ciò che si afferma .
Si può rimanere avvolti dalle parole? Ci si può sentire avviluppare dalle frasi come da due braccia forti, e calde, e sicure? Lei ora sapeva che la risposta era sì.Mentre ancora affievoliva il suono dell’applauso che gli avevano tributato, lui le fece cenno di raggiungerlo al tavolo dei relatori e a introdusse al pubblico, presentandola come colei che avrebbe dato forma e immagine e consistenza alle sue teorie, che avrebbe raccontato di un’esperienza realizzata a quattro mani recentemente.Il suo computer pronto con la galleria di immagini che insieme avevano scelto il giorno prima per sottolineare il suo racconto, un racconto che le aveva affidato completamente, con fiducia -Sono sicuro che li lascerai a bocca aperta – le aveva detto -Non lascerei nessun altro parlare al mio posto –
– Ma non vuoi leggere la mia relazione? Non vuoi controllare che non abbia scritto cazzate? –
Le aveva appoggiato un bacio leggero sulla guancia, da dietro le sue spalle e le aveva sussurrato – sarà perfetta, precisa,professionale ma calda e emozionante… come te… –
Si era sempre chiesta perchè i tavoli dei relatori in una conferenza fossero ricoperti di quella “tovaglia” azzurra, che cosa dovesse mai occultare quel telo messo a bella posta e quel giorno che si trovò dall’altro lato del tavolo lo scoprì: era una protezione per la paura, per quell’emozione che la faceva tremare e che passo appena lui, lì sotto, lontano dagli sguardi dei presenti le poggiò una mano sul ginocchio e lo fermò.Con quel gesto le trasmise serenità, appoggio, fiducia e le parole cominciarono a uscire come se non aspettassero altro che essere liberate dalla sua mente, e le immagini cominciarono a scorrere e i ricordi cominciarono a scaldarla.Non fu una relazione lunga, ma evidentemente avvincente perchè appena lei terminò l’applauso di aprovazione del pubblico le restituì il giudizio positivo.Fu lei allora ad afferrare la man di lui sotto al tavolo e a sorridergli finalmente rilassata.Aveva sostenuto il suo esame, era stata promossa.
Ci volle un po’ per liberarsi della folla, delle persone che li fermavano con un sorriso regalando loro parole di cortesia che non potevano essere ricambiate dalla fretta, una fretta che cercavano di dissimulare e che pure esisteva e li spingeva a guadagnare l’uscita. Quando furono fuori lui la prese per mano e – Corri! Basta per oggi!Fuggiamo! –
Lei rise e assecondò il suo rapitore e in men che non si dica si ritrovarono in garage, in macchina.Si stava allacciando la cintura di sicurezza, alla quale era poco abituata ma non voleva darlo a vedere, quando nel voltarsi lui le sollevò il mento e la baciò dolcemente – E’ stata la conferenza più bella che ho mai fatto – le disse – Avevo la migliore correlatrice che potessi sperare! – Esagerato!Hai avuto fior di relatori al tuo fianco, altro che una sciacquetta come me! –
-Ti sottovaluti, come sempre…-
– Mi sopravvaluti come sempre…vogliamo litigare ora qui o…ma dove andiamo?
– E’ una sorpresa, ti va? –
– Certo che mi va, non sarei rimasta! E poi adoro le sorprese! –
Mise in moto la macchina e dopo poco lasciarono la città e il suo traffico, l’eco delle voci che avevano riempito la sala, le case e si immersero nel verde. Quanto verde! Dalle sue parti non c’era un verde così. L’aria era tiepida, primaverile e le accarezzava il viso .
-Allora dove andiamo?-
– In paradiso!-
-Ah sì? Così senza nemmeno morire?-
-Sì,senza nemmeno morire!- sorrise a quella affermazione
Dopo poco fermò la macchina nei pressi di una baita solitaria, immersa fra gli alberi.Sembrava lo scenario di una fiaba, una casetta nel bosco degna di un paesaggio dei frateli Grimmm. – E’ bellissimo qui – esclamò lei con gioia – ho sempre sognato un posto così…-
– E io ho sempre sognato di andarci con qualcuno come te –
L’interno di quel posto di fiaba era ancora più bello di come se lo era immaginato : una unica stanza con un divano centrale posizionato davanti ad un camino in pietra, un piccola catasta di legna accanto che spandeva nell’aria profumo di resina,il pavimento in legno, il tetto di travi, un angolo cottura dotato solo dell’essenziale, al lato una scrivania ,posizionata sotto una finestra che apriva ad uno dei panorami più belli che si possa immaginare, un computer, unico elemento tecnologico di quel posto dal sapore di altri tempi. Una porta divideva quello spazio dall’altra stanza , alcova di sogni con un grande letto in ferro battuto ricoperto da una trapunta stile vecchia america, sui comodini niente luci, solo candele.
-E’ qui che scriverai il tuo libro- le disse – E io penserò al resto, se vorrai…-
la situazione le sembrava irreale , ma allo stesso tempo perfetta:esattamente come l’aveva sempre immaginata, come l’aveva sempre sognata… un posto lontano dal mondo, dal traffico, dai rumori, un posto dove riconciliarsi con la propria anima e dare vita alle storie che da tempo immemore le affollavano la mente, un posto in cui rivestire i pensieri e le emozioni di parole. Si immaginava già seduta a quella postazione nel momento in cui la luce cede il passo alla tenebra , la finestra che lascia filtrare gli ultimi raggi del sole, il profumo della cena in preparazione , l’odore dei ciocchi accesi nel camino e il rumore dei tasti…E si immaginava accoccolata su quel grande divano, con il suo compagno,a condividere il frutto del suo lavoro, a confrontarsi per aggiungere e togliere e limare le parole, a perfezionare le frasi, a esitare su come andare avanti…e mentre queste immagini di inaspettata serenità le riempivano gli occhi e la mente, lui l’avvolse con un abbraccio, indovinandole – Sei felice? – le sussurrò. La sua risposta fu un lungo, tenero dolce bacio, perchè a volte i gesti contano più di fiumi di parole. Fu il più bel fine settimana che avesse mai vissuto, o forse non se ne ricordava altri pieni di tanta perfezione,di tanta tenerezza e allo stesso tempo di tanta libertà. Con la precisione di un chirurgo lui sapeva sempre quando starle vicina e quando lasciarla volare con i suoi pensieri, quando tenerla stretta in quell’immenso morbido letto in ferro battuto stile vecchia america, e quando lasciarle lo spazio di agitarsi in preda ai suoi sogni, o forse ai suoi incubi…e quando gli sembrava che l’agitazione diventasse troppo insistente le sfiorava in collo con un bacio, leggero, dietro l’orecchio e lei, senza smettere di dormire si placava all’improvviso…furono giorni cominciati all’alba con l’odore del caffè appena fatto , fatti di dormiveglia avvinghiati l’uno all’altra, di giochi fra le lenzuola e di risate, tante risate. Quanto tempo era che non rideva così? Quanto tempo era che non si sentiva la persona giusta, al posto giusto, nel momento giusto? Non lo ricordava, non le importava farlo, le importava solo il qui e ora…assaporò ogni momento, ogni suo gesto di cura riservatole : la colazione , l’accappatoio messo a riscaldare per la doccia, la spugna che le insaponava la schiena con la delicatezza riservata ai bambini, lo sguardo da dietro le spalle mentre era alla tastiera , le incursioni di un bacio, di tanto in tanto, mentre dall’angolo cucina l’odore del cibo che le stava preparando invadeva la stanza,i momenti di pausa intrecciati sul divano a guardare il fuoco scoppiettare , a vestire di parole i sogni, e perfino i silenzi mentre gli occhi di ognun scorrevano le righe del proprio libro, mentre le braccia e i corpi rimanevano intrecciati.


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 Trepidante attesa,

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tutti i miei sensi che fremono

per la voglia e il desiderio di averti
tra le mi braccia…
Di avvolgerti,stringerti
e coprirti  di dolci carezze,
baci sensuali
e di tutta la tenerezza
che mi ispira la tua pelle profumata…
Non vedo l’ora di essere lì con te…
TI AMO!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2n0lxn7.gifSei tu…
…selvaggiamente mio…
il tuo corpo che si struscia su di me
le tue labbra che viaggiano sulle mie morbide curve
il tuo respiro che sfiora ogni centimetro della mia pelle
sentire il tuo sapore
assaporare il tuo profumo
ore e ore abbracciata a te
morire dentro di te
e rinascere,
vedere alba e tramonto dei tuoi occhi
consumarti di baci e rubare la tua essenza
prenderti e non lasciarti più.
Perdermi e unirmi a te.

 

 

 

 

 

 

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…questo è il mio tempo
il tuo lo rapisco per renderti felice,
e ti amerò come nessuna mai
per credere che un’altra te è sempre in me,
e sia una musica e non la stessa
a far suonare ancora la dolce melodia,
ed io sarò lontano, vicino …
in un mondo che sempre ci appartiene
nello spazio tempo in dimensioni temporali…

…questo tempo è mio è tuo e voglio viverlo !
ballare con te abbracciati il lento dell’amore,
consumare vita ,i momenti che ci restano furtivi
fare le mille acrobazie per incontrarci nei deserti dell’amore,
in questa dimensione nella quale tu ed io esistiamo
tocchiamo con mano la realtà guerriera ,
quella virtù che solo l’anima raccoglie e vive
la porge nelle nostre mani ,a noi amanti senza storia…

….e sia l’unica mi risorsa ,tu l’amore completi questi giorni

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ti affacci su di una spiaggia a buia sera
davanti al mare vuoi fare all’amore,
e la voglia attende e non riposa il pensiero vola per farti mia
questo tempo è mio e lo ballo con te amore
la mia carne freme vuole il tuo sapore
ascolto con te il canto della capinera…

….si! questo è il mio tempo e voglio viverlo fino all’ultimo minuto
se tu sarai con me ti regalerò sorrisi?
è l’ultimo dei miei anni e in ogni stagione coglierò una rosa
la poserò sul tuo corpo nudo leccando le ferite,
e accenderò l’ultima candela per darti luce
aspetto l’alba della nuova vita
faremo all’amore sulla neve ,mentre nelle foreste cantano i lupi…

…è notte e non dormo penso a te alla nostra avventura
penso che presto ti avrò tra le mie braccia
potrò sentire presto il tuo respiro
toccare col dito le tue labbra ,baciarti poi fissandoti negli occhi
è il tuo tempo il mio ,poi il nulla
quello che ora resta è solo il nostro amore…

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Era ancora sospesa in quello stato a mezzo fra il giorno e la notte,e le prime luci filtravano dalle persiane leggermete accostate , le lenzuola ancora raccontavano della notte, di quella notte…le si avvicinò con la grazia di un gatto, senza fare rumore, spargendo per la stanza l’odore del caffè caldo che le aveva preparato, mentre lei ancora dormiva …le sfiorò la spalla con un bacio e le sussurrò in un orecchio : – Ci aspettano…-
– Beh… mettiamo alla prova la loro pazienza!!!- Tralasciando il caffè, il tempo che passava, gli impegni della giornata lo attirò a sè e lo baciò in un modo che non lasciava alcun dubbio su quelle che fossero le sue intenzioni in quel momento…lui non si lasciò pregare e in un attimo ricominciò il gioco…occhi negli occhi, bocca nella bocca,intrighi di corpi, mani che scorrevano lungo sentieri già esplorati eppure sempre nuovi…fiato nel fiato assecondò il suo desiderio e di due divennero uno…
– Dimmi che non andrai via dopo la conferenza…- le chiese con la voce dolce, quasi implorante, di un bambino – dimmi che dormirai ancora qui, ancora un giorno…-
Lei lo guardò teneramente , bevve il suo caffè ormai freddo,gli diede ancora un bacio per condividere quel sapore e, labbra sulle labbra, gli sussurrò sorridendo – Non me ne andrò… –
Arrivarono proprio mentre gli organizzatori stavano cercando di raggiungerlo al cellulare, la sala gremita era somersa da un continuo chiachiericcio in attesa che la conferenza avesse inizio…
– Ma che ti è successo? Sei sempre in anticipo!!! Almeno potevi avvertire!-
– Sono stato trattenuto…No, non potevo avvertire…- e le rivolse uno sguardo complice che lei ricambiò con un sorriso discreto.Si affrettarono a prendere i loro posti : lui al tavolo dei realtori, lei indossò le cuffie e il microfono per la traduzione , un ultimo incrocio di sguardi e cominciò il lavoro. Puntuale e professionale regalava ai presenti la sua relazione con la generosità dei grandi oratori : ogni parola esattamente al suo posto, precisa, icastica, il ritmo ondulante della voce pronta a riafferrare l’uditorio quando sembrava affievolire l’attenzione…forse la necessità e la volontà di rendere anche in un’altra lingua la stessa forza coinvolgente di quel parlare le fece notare tutti quei particolari, fece crescere in lei la sua ammirazione per quell’uomo che calcava la scena con la naturalezza di chi sta chiacchierando davanti a un caffè al bar.C’era passione e esperienza in quel discorso, c’era una vita spesa a lavorare per comunicare idee, teorie, sensazioni, esperienze, c’era la generosità di offrirsi senza remore ma senza tradire se stessi, c’era la consapevolezza di ciò che si afferma .Si può rimanere avvolti dalle parole? Ci si può sentire avviluppare dalle frasi come da due braccia forti, e calde, e sicure? Lei ora sapeva che la risposta era sì.Mentre ancora affievoliva il suono dell’applauso che gli avevano tributato, lui le fece cenno di raggiungerlo al tavolo dei relatori e a introdusse al pubblico, presentandola come colei che avrebbe dato forma e immagine e consistenza alle sue teorie, che avrebbe raccontato di un’esperienza realizzata a quattro mani recentemente.Il suo computer pronto con la galleria di immagini che insieme avevano scelto il giorno prima per sottolineare il suo racconto, un racconto che le aveva affidato completamente, con fiducia -Sono sicuro che li lascerai a bocca aperta – le aveva detto -Non lascerei nessun altro parlare al mio posto –
– Ma non vuoi leggere la mia relazione? Non vuoi controllare che non abbia scritto cazzate? –
Le aveva appoggiato un bacio leggero sulla guancia, da dietro le sue spalle e le aveva sussurrato – sarà perfetta, precisa,professionale ma calda e emozionante… come te… –
Si era sempre chiesta perchè i tavoli dei relatori in una conferenza fossero ricoperti di quella “tovaglia” azzurra, che cosa dovesse mai occultare quel telo messo a bella posta e quel giorno che si trovò dall’altro lato del tavolo lo scoprì: era una protezione per la paura, per quell’emozione che la faceva tremare e che passo appena lui, lì sotto, lontano dagli sguardi dei presenti le poggiò una mano sul ginocchio e lo fermò.Con quel gesto le trasmise serenità, appoggio, fiducia e le parole cominciarono a uscire come se non aspettassero altro che essere liberate dalla sua mente, e le immagini cominciarono a scorrere e i ricordi cominciarono a scaldarla.Non fu una relazione lunga, ma evidentemente avvincente perchè appena lei terminò l’applauso di aprovazione del pubblico le restituì il giudizio positivo.Fu lei allora ad afferrare la man di lui sotto al tavolo e a sorridergli finalmente rilassata.Aveva sostenuto il suo esame, era stata promossa.
Ci volle un po’ per liberarsi della folla, delle persone che li fermavano con un sorriso regalando loro parole di cortesia che non potevano essere ricambiate dalla fretta, una fretta che cercavano di dissimulare e che pure esisteva e li spingeva a guadagnare l’uscita. Quando furono fuori lui la prese per mano e – Corri! Basta per oggi!Fuggiamo! –
Lei rise e assecondò il suo rapitore e in men che non si dica si ritrovarono in garage, in macchina.Si stava allacciando la cintura di sicurezza, alla quale era poco abituata ma non voleva darlo a vedere, quando nel voltarsi lui le sollevò il mento e la baciò dolcemente – E’ stata la conferenza più bella che ho mai fatto – le disse – Avevo la migliore correlatrice che potessi sperare! 

– Esagerato!Hai avuto fior di relatori al tuo fianco, altro che una sciacquetta come me! –
-Ti sottovaluti, come sempre…-
– Mi sopravvaluti come sempre…vogliamo litigare ora qui o…ma dove andiamo?
– E’ una sorpresa, ti va? –
– Certo che mi va, non sarei rimasta! E poi adoro le sorprese! –
Mise in moto la macchina e dopo poco lasciarono la città e il suo traffico, l’eco delle voci che avevano riempito la sala, le case e si immersero nel verde. Quanto verde! Dalle sue parti non c’era un verde così. L’aria era tiepida, primaverile e le accarezzava il viso .
-Allora dove andiamo?-
– In paradiso!-
-Ah sì? Così senza nemmeno morire?-
-Sì,senza nemmeno morire!- sorrise a quella affermazione
Dopo poco fermò la macchina nei pressi di una baita solitaria, immersa fra gli alberi.Sembrava lo scenario di una fiaba, una casetta nel bosco degna di un paesaggio dei frateli Grimmm. – E’ bellissimo qui – esclamò lei con gioia – ho sempre sognato un posto così…-
– E io ho sempre sognato di andarci con qualcuno come te –
L’interno di quel posto di fiaba era ancora più bello di come se lo era immaginato : una unica stanza con un divano centrale posizionato davanti ad un camino in pietra, un piccola catasta di legna accanto che spandeva nell’aria profumo di resina,il pavimento in legno, il tetto di travi, un angolo cottura dotato solo dell’essenziale, al lato una scrivania ,posizionata sotto una finestra che apriva ad uno dei panorami più belli che si possa immaginare, un computer, unico elemento tecnologico di quel posto dal sapore di altri tempi. Una porta divideva quello spazio dall’altra stanza , alcova di sogni con un grande letto in ferro battuto ricoperto da una trapunta stile vecchia america, sui comodini niente luci, solo candele.
-E’ qui che scriverai il tuo libro- le disse – E io penserò al resto, se vorrai…-
la situazione le sembrava irreale , ma allo stesso tempo perfetta:esattamente come l’aveva sempre immaginata, come l’aveva sempre sognata… un posto lontano dal mondo, dal traffico, dai rumori, un posto dove riconciliarsi con la propria anima e dare vita alle storie che da tempo immemore le affollavano la mente, un posto in cui rivestire i pensieri e le emozioni di parole. Si immaginava già seduta a quella postazione nel momento in cui la luce cede il passo alla tenebra , la finestra che lascia filtrare gli ultimi raggi del sole, il profumo della cena in preparazione , l’odore dei ciocchi accesi nel camino e il rumore dei tasti…E si immaginava accoccolata su quel grande divano, con il suo compagno,a condividere il frutto del suo lavoro, a confrontarsi per aggiungere e togliere e limare le parole, a perfezionare le frasi, a esitare su come andare avanti…e mentre queste immagini di inaspettata serenità le riempivano gli occhi e la mente, lui l’avvolse con un abbraccio, indovinandole – Sei felice? – le sussurrò. La sua risposta fu un lungo, tenero dolce bacio, perchè a volte i gesti contano più di fiumi di parole. Fu il più bel fine settimana che avesse mai vissuto, o forse non se ne ricordava altri pieni di tanta perfezione,di tanta tenerezza e allo stesso tempo di tanta libertà. Con la precisione di un chirurgo lui sapeva sempre quando starle vicina e quando lasciarla volare con i suoi pensieri, quando tenerla stretta in quell’immenso morbido letto in ferro battuto stile vecchia america, e quando lasciarle lo spazio di agitarsi in preda ai suoi sogni, o forse ai suoi incubi…e quando gli sembrava che l’agitazione diventasse troppo insistente le sfiorava in collo con un bacio, leggero, dietro l’orecchio e lei, senza smettere di dormire si placava all’improvviso…furono giorni cominciati all’alba con l’odore del caffè appena fatto , fatti di dormiveglia avvinghiati l’uno all’altra, di giochi fra le lenzuola e di risate, tante risate. Quanto tempo era che non rideva così? Quanto tempo era che non si sentiva la persona giusta, al posto giusto, nel momento giusto? Non lo ricordava, non le importava farlo, le importava solo il qui e ora…assaporò ogni momento, ogni suo gesto di cura riservatole : la colazione , l’accappatoio messo a riscaldare per la doccia, la spugna che le insaponava la schiena con la delicatezza riservata ai bambini, lo sguardo da dietro le spalle mentre era alla tastiera , le incursioni di un bacio, di tanto in tanto, mentre dall’angolo cucina l’odore del cibo che le stava preparando invadeva la stanza,i momenti di pausa intrecciati sul divano a guardare il fuoco scoppiettare , a vestire di parole i sogni, e perfino i silenzi mentre gli occhi di ognun scorrevano le righe del proprio libro, mentre le braccia e i corpi rimanevano intrecciati.

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Tu sei il mio peccato
tra le ombre di questa vita,
tra la seta di lenzuola
riposte nel segreto
di un mondo tutto nostro.
 
Tu sei il fuoco
sulla pelle
che brucia l’anima,
l’immaginazione
che porta alla follia,
e tutto questo
mentre si ha il cielo
chiuso nella mente.
 
Tu sei il delirio
di chi attende,
la gioia nell’averti,
e pazzia quando
via te ne vai.

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…è da te che prendo una carezza e la stringo in un pugno. Vorrei serrarti qui,fra le dita e restituirti nella libertà schivata nel vento…prendi parte dell’ aria,sali nel cielo e io sollevo gli occhi ,li poso sulle nuvole.Posandomi sul tappeto bianco di ovatta prendo parte di te che mi sollevi fin le code dell’ universo..

Già…un falco a metà è la tua canzone. Azzeri le altezze di questa terra bruciata dalle ferite e dentro il tuo stomaco respiri la pioggia, i raggi del sole che prendi dall’alba e restituisci al tramonto. Diventi gabbiano e spruzzi il sale all’ acqua che riempie le pupille.Sei un Amore quando taci..e cosi muti pelle e direzione. Biscia silenziosa, ma no fai male..

Con te sento e saliamo ancora su…Vedo una montagna facile da scalare,un fiume che si lascia fendere,un’ aria piu dolce e un battito lieve da ingoiare. Da quassù sento…vedo solo i colori del mondo,cesellati ad opera e incastonati quasi a farsi spazio nella condivisone di un’ esistenza che sa di stupore. Nulla è percepile nella sua pesantezza e circoncisione..le increspature,i rigagnoli,pietre,sassi,ortiche scompaiono quasi a testimoniare che il paradiso è davvero nell’ Altrove. Le distrazioni della creazione volano via,quasi fossero li per scavare in Noi la percezione di uno scrigno insito nella carne che rispecchia la natura primigina.Sembra tutto scaturito da un Seme totipotente,perchè tutto vibra se ci lasci un’ emozione. Allora mi accorgo _ non finisce qui.Il mio viaggio con te… mi disperdo e penso a quando sarai lontano e mi terrai in un’ angoletto del cielo con la mia radice -il cuore che si alimenta del tuo in un gioco di strade sanguigne che si riempiono di vita.Non so come posso,ma finchè potrò ci riuscirò a scrutarti da quell ‘ intimo mio foglio bianco su cui scivolano i suoni che in bocca deglutisco quasi a strozzarmi il palato…

Sarò filo d ‘erba a pregare il sole di restituirgli la brezza,poi prato per farti camminare a piedi scalzi…Infine,porgerò i miei fiori perchè la primavera non potranno mai fermarla!Anche se ora l’ autunno ne appassisce i calici …

Laddove schiuderò i pugni per trattenerti il braccio, staccheremo le spine e luce si farà brulicherà in un brivido a scaldarci dopo il lungo inverno.

Le stagioni sono brevi a dispetto della Tua anima che Tutto rasserena…

…Mio.

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A te che sfogli il mio cuore
in questa vita ballerina
che danza fra la salsedine di un ricordo
dono il mio amore.

Conservalo
come stagione senza età
che apre le porte del vento
1743064179.giftra i sipari di un sentimento.

A te donna
che scorgi oltre una parola
fra quei sorrisi umidi
che custodiscono le rughe di un pianto
porgo il mio destino.

Plasmalo come creta
fra le baie di un sogno
che prende forma
nel ricamo di un abbraccio
per entrare in te.

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Il mio corpo è qua
fra queste lenzuola vuote
che attendono la tua seduzione
e il profumo gentile
della tua realtà.

C’è una pagina bianca
che attende parole
nel nudo silenzio
di una sera che vive
nel ricordo dei tuoi occhi.

Non ho fretta
in questa vita senza età
che scorre sui binari
della mia saggezza.

Domani sarò ancora qua
nel sincero abbraccio
di una solitudine scalza
che ama la tua libertà.

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Partiamo amor mio
verso le terre della gioventù,
fra quelle carezze di verbi
che hanno accolto un sorriso
nel timido appiglio
di un respiro di primavera.

Saremo felici e fieri
e porteremo la gioia
come polline che genera vita
tra i deserti del cuore.

Ascolteremo il rumore dei nostri passi
nel mormorar delle fronde
che custodiranno i segreti
del nostro amarci.

Saremo alba e tramonto
passione e gioia,
mentre porteremo la nostra saggezza
fra le penombre
di un canto d’autunno.

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Scriviamo una poesia insieme,
sarà come se le nostre dita
s’incrociassero,
sarà come se le tue mani
m’inanellassero i capelli
sciolti per te
perchè tu ne aspirassi il profumo.
che sa di spezie e di zagare inebrianti…
salvami da questa bramosia
che non si placa
se non in queste lenzuola di carta
che garriscono come bianche vele
all’orizzonte del sogno
dove tu mi appari,
oggi più che mai ,
un semidio

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Sei luce per i miei sogni
nel verde confine
di una speranza che matura
fra confini di baci.

Ascolto la tua primavera
diventando ruscello di bontà
nell’umile affresco
1999382292.gifdella mia dolcezza.

Sfiorerò le tue mani
tra smeraldi di parole
appese all’albero della saggezza
mentre il destino guiderà
la gioia del nostro amarci.

Sarai l’alba di un abbraccio
nel soave mormorar
di una brezza
che sposerà il muto incanto
di uno sguardo che ama.

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Sentieri di pelle
bruciano d’amore
fra lingue infuocate
da un tramonto d’autunno
che germina vita. 1999382292.gif

Sei respiro delle mie poesie
in questi gemiti di gioia
che placano l’insicurezza
di un’algida parola.

Scompari nella mia lussuria
fra le spoglie carezze
di una vita che muta
aspettando certezze.

Poserò una promessa
fra i tuoi umidi occhi
quando la notte cullerà la tua gioia
amando la tua bellezza.

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Sfiorerò le tue mani
in questo sentiero che unisce
i sogni del domani
alle poesie dell’ estate.

Condurrò i tuoi baci
alle fermate della dolcezza
danzando come polline
tra le colline della tua bellezza.

Non rubare il silenzio
da questo sguardo che osserva
la tua gioventù
fra crisalidi di vento.

Sarò il suono dei tuoi passi
nell’umile canto
di un tramonto che ruba
un’attesa alla paura.

Colmati di gioia
e non avrai rimpianti
quando il velo della saggezza
calmerà la tua follia.

erosultima modifica: 2009-12-09T05:05:00+00:00da donnapassional
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